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DA DON ANDREA CITTERIO L’INVITO A RISPONDERE ALL’APPELLO DI “OPERAZIONE MATO GROSSO”: SERVONO ALIMENTARI !   

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CARO SERGIO, DON CARLO TRADATI È RITORNATO OPERAIO...    

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«DAMMI UN ATTIMO»: DARIO GELLERA CI AIUTA A RIFLETTERE   

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OSPEDALE UBOLDO: RACCOLTA FONDI PER DUE NUOVI POSTAZIONI IN TERAPIA INTENSIVA   

CORONAVIRUS: VENTI I CASI A CERNUSCO, OGGI IL PRIMO DECESSO   

SAN SEBASTIANO. FESTA DELLA POLIZIA LOCALE, OCCASIONE PER CONOSCERE LA LORO ATTIVITA’   

“IO SONO LA LUCE DEL MONDO”. LA PRESENZA DI GESU’ ILLUMINA I NOSTRI CUORI   

S. ROSARIO MESE DI MAGGIO, NEI CORTILI TUTTE LE SERE ALLE 20.30   

DON LUCIANO: LA SPERANZA NON È LA STESSA COSA DELL’OTTIMISMO   

CHE GIOIA! DON LUCA RAIMONDI SARÀ PRESTO ORDINATO VESCOVO    

“DIO AIUTI I GOVERNANTI, SIANO UNITI NEI MOMENTI DI CRISI PER IL BENE DEI POPOLI”   

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V Domenica dopo l´Epifania   

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S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe   

Lunedì 1 Giugno

QUARESIMA: IL DOLORE DEL PECCATO

Per me è la prima volta che mi trovo in un contesto simile, a dover esprimere i miei pensieri allo stesso modo come ho fatto con le vittime, in “punta di cuore”. Mi chiamo S. e sto scontando la condanna all’ergastolo, frutto di un passato sbagliato e di un presente all’insegna dei rimorsi e dei rimpianti. Ho frequentato dei corsi che oggi mi permettono di ragionare con la mia testa e di agire secondo coscienza. L’essermi trovato di fronte alle vittime, da vicino, mi ha permesso di toccare con mano il loro dolore. Sono trascorsi 19 anni e otto mesi da quel giorno che il mio gesto crudele vi ha cambiato la vita. Se allora avessi provato solo una parte della vergogna che provo oggi, non mi sarei comportato come una bestia feroce. Purtroppo, nulla posso fare per cambiare il passato. Ho seminato dolore e trovo giusto che ancora oggi io raccolga vergogna. Quando varcai la soglia del carcere per la prima volta, impiegai otto anni prima che iniziassi a prenderne coscienza e più acquisivo coscienza, più cresceva il peso delle mie colpe e il senso di vergogna… Solo con il sostegno del Signore Gesù, ho intrapreso la stretta via. Ringrazio i familiari delle vittime per aver accettato, nonostante tutto, di incontrarmi. La vostra misericordia ha scardinato la porta ostruita dal Roveto che imprigionava la mia anima. Oggi, sono fortemente addolorato e profondamente pentito per quello che ho fatto: vi chiedo umilmente scusa e, con la stessa disposizione, imploro il vostro perdono. Ad ogni modo vi sarò per sempre debitore. Grazie”.

Dopo questo scorcio di vita, non si può che di rimanere ammutoliti, cercando, poi, qualche perché convincente. Qui giocano le passioni più disordinate a scapito di una educazione totalmente assente. Ci si sente forti, possiamo realizzare qualcosa, ma non pensiamo alle conseguenze dei nostri progetti o delle azioni. Viva la libertà! Le nostre mani sono abili ed i guai si combinano facilmente. Se un vaso prezioso ci cade dalle mani e va in frantumi, ci sentiamo addolorati, un sentimento spirituale, che non abbiamo chiesto a nessuno, ma puntualmente sperimentiamo tutte le volte che ci troviamo in una occasione di rottura, in particolare con la gente, anzi se il gesto compiuto è gravissimo, il dolore può essere tanto grande da portare a conseguenze rovinose. Abbiamo rotto un rapporto e siamo sconvolti per il dolore e subito ci domandiamo: che cosa è questo dolore e come lo possiamo gestire? Abbiamo rotto una vita, mentre la nostra vita è rovinata dal dolore.

Tutto inizia scivolando su una strada all’ingiù. Così scrive un altro ergastolano:”Ho fatto parte, per tanti anni, della criminalità organizzata”. I pasti educativi, giorno dopo giorno, diventano bravate, prepotenze ed imprese di successo. Non si usa la ragione, ma ci si accontenta di una “pacca” sulla spalla, di un” sei grande” e se ci sarà anche una manciata colma di soldi, si sa che non saranno goduti, perché ti dovrai sempre controllare e fuggire ogni momento da ogni scelta. E poi si fanno i conti e ti trovi davanti alla tua coscienza che ti racconta il passato… (la lingua batte dove il dente duole) e poi devi liberarti raccontando ad altri. Un altro scrive:”Uno dopo l’altro, abbiamo sgranato le nostre vite come un Rosario da dove sono emerse storie raccapriccianti, vite dilaniate, intere famiglie distrutte dal dolore causato da pochi attimi di disperazione trasformandosi in vera e propria crudeltà”.Col passare dei giorni il doloreè aggravato da un senso di colpa: “da circa venti anni non riuscivo ad esternare tutto il male che avevo per poterlo dire e confessare” ed il desiderio di un rimedio diventa sempre più acuto e quantunque questi avvenimenti siano lontani da noi, tuttavia ci interpellano e non possiamo girare lo sguardo altrove. Ci rendiamo conto che siamo impotenti a capire, a giudicare, ad arrivare a convinzioni. “Già da tempo, dentro di me era nato qualcosa che io volevo cambiare però era come un sentimento che rimaneva intrappolato nel mio cuore”.Per non impazzire si cerca un rimedio che nessuno può dare. Giornali, film, televisione, tutti ne parlano, ma la soluzione è stata data solo da Gesù, che è venuto solo per questo, il perdono, dato a questo mondo che distruggiamo, a man bassa, circa la natura, gli esseri umani e i lavori che escono dalle nostre mani. “Attraverso l’iniziativa del Progetto Sicomoro, e di queste straordinarie persone che hanno subìto loro stesse del male, allo stesso tempo mi hanno fatto sentire vittima. Io ho notato tanto calore umano che non potrò mai dimenticare”.

Il dolore del peccato può essere tanto forte da far saltare ogni sensibilità fisica che spirituale, come ad un relè attraversato da un alto potenziale elettrico, salta e toglie corrente, così la nostra psiche può generare scompensi fisici e psichici; tuttavia, non la scienza o la tecnica, ma la medicina del perdono, contro ogni logica naturale, permette di ridare dignità e completezza umana a qualunque peccato impossibile. Il medico ed il Maestro di questo ritorno alla vita è Gesù che si serve di noi, per un approccio fisico con il carcerato, in questo caso con il “Progetto Sicomoro”.I nostri ammalati hanno capito che la vita è stata una follia, così come l’abbiamo vissuta noi, e considerata la sua brevità, merita lasciare passare la luce dello Spirito che inonda ogni anima,la ricostituisce, e le dà senso, ma se non passa c’è il dolore; ogni uomo devepoter crescere nell’amore e nella bellezza di una umanità integrale. Il fiume del perdono sfocia nel mare della misericordia, medicina di ogni dolore.

Paolo Fiorani

posta@cernuscoinsieme.it