Ultime notizie :

LA RISURREZIONE … LA VITA CONTINUA LA SUA PRIMAVERA   

LA RISURREZIONE È LA VOCAZIONE DELL’UOMO    

Mons. Biraghi e la fede in tempo di epidemia   

IL GIOCO DELLA RISURREZIONE   

LA SANTA MESSA CON CONCORSO DI POPOLO A CERNUSCO. NUMERI E CONSIDERAZIONI   

DA DON ANDREA CITTERIO L’INVITO A RISPONDERE ALL’APPELLO DI “OPERAZIONE MATO GROSSO”: SERVONO ALIMENTARI !   

A PROPOSITO DI… ORATORIO ESTIVO 2020    

CARO SERGIO, DON CARLO TRADATI È RITORNATO OPERAIO...    

ACCOMPAGNIAMO I NOSTRI FRATELLI DEFUNTI. AGGIORNAMENTO AL 16 MAGGIO   

DA LUNEDI´ 18 MAGGIO SI POTRA´ TORNARE A MESSA   

EVANGELIZZARE CON LA LEGGEREZZA DELLO SPIRITO   

«DAMMI UN ATTIMO»: DARIO GELLERA CI AIUTA A RIFLETTERE   

«DAMMI UN ATTIMO»: DARIO GELLERA CI AIUTA A RIFLETTERE   

OSPEDALE UBOLDO: RACCOLTA FONDI PER DUE NUOVI POSTAZIONI IN TERAPIA INTENSIVA   

CORONAVIRUS: VENTI I CASI A CERNUSCO, OGGI IL PRIMO DECESSO   

SAN SEBASTIANO. FESTA DELLA POLIZIA LOCALE, OCCASIONE PER CONOSCERE LA LORO ATTIVITA’   

“IO SONO LA LUCE DEL MONDO”. LA PRESENZA DI GESU’ ILLUMINA I NOSTRI CUORI   

S. ROSARIO MESE DI MAGGIO, NEI CORTILI TUTTE LE SERE ALLE 20.30   

DON LUCIANO: LA SPERANZA NON È LA STESSA COSA DELL’OTTIMISMO   

CHE GIOIA! DON LUCA RAIMONDI SARÀ PRESTO ORDINATO VESCOVO    

“DIO AIUTI I GOVERNANTI, SIANO UNITI NEI MOMENTI DI CRISI PER IL BENE DEI POPOLI”   

EMERGENZA CORONAVIRUS, LE COMUNICAZIONI DAL COMUNE   

V Domenica dopo l´Epifania   

Presentazione del Signore   

S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe   

Lunedì 1 Giugno

QUARESIMA:LA SOFFERENZA in famiglia

Tra le miserie di questo mondo, le relazioni familiari occupano il primo posto e la loro conduzione svela quanto siamo lontani dal godere la gioia di un bene infinito, che abbiamo trasformato in un inferno come questo racconto: “Dopo aver trascurato per molto tempo la mia stessa vita, con mia moglie, siamo arrivati ad un punto di congettura. Lei non mi ama più, non è più innamorata di me. Abbiamo un figlio stupendo di 6 anni e mezzo, ma ora è arrivata al capolinea. Io vivendo come in una campana di vetro, non so come non ho saputo cogliere la mia assenza, fino al punto di svegliarmi per trovarmi in un incubo. L’ho fatta soffrire tanto, lei piangeva da sola ed io non coglievo la sua sofferenza. Ho provato ad andarmene per tornare dai miei ma questo mi fa male, perché perderei mio figlio e tutto quello che è la mia vita vissuta. La sicurezza di un uomo, che pensa che certe cose non accadano mai, s’infrange contro il suo cieco egoismo. Ora maledico me stesso perché me la sono cercata e che lei è la vittima e non io come dice lei. Si perché ho sbagliato io. Malgrado abbia cercato di scacciare brutti pensieri, non ci posso credere che l’unica alternativa è togliersi di mezzo. Lotto tra me pensando che lascerei loro nella tragedia,fonte solo di dolore, di causa di un vuoto incolmabile e senza un briciolo di speranza. Mi condanno per la sofferenza che le ho procurato e non mi do pace. Ho distrutto una bellissima famiglia, una vita”.

Dopo questo racconto, come tanti altri che ho letto, suonano tutti la stessa musica, forse con qualche piccola variazione, dovuta all’originalità dell’io, e la nota più battuta, e che fa eco per i restanti giorni della vita, è la sofferenza. Credo sempre più che, la vita e le sue tappe di sviluppo, siano un dono che possiamo rompere, ma che non ci è dato di rovinarlo, anzi, dovremmo essere consapevoli di non arrivare mai al carico di rottura che la nostra mente potrebbe distruggere, lasciandoci nel disorientamento con un dolore senza ritorno. Il peccato originale è descritto allo stesso modo ed allo stesso modo ritorniamo, in varie frequenze, a cadere nella stessa trappola, che si nasconde nelle nostre movenze spirituali, spesso incolte, altre, fortemente disattese, quando non rifiutate a priori.

L’habitat nel quale l’uomo socialmente vive è la relazione umana, che ahimè, ai giorni nostri è pressoché disconosciuta. L’ubriacatura della scienza e della tecnica ti fanno sentire padrone del mondo, ma i fatti e le ragioni continuano a smentire. Una volta l’ubbidienza era una regola di ferro, fatta osservare da pesanti mani callose di operai, oppure, in altri casi, senza discutere, ti allontanavano, seduta stante, dai vari ambienti a cui appartenevi, e questa sofferenza aveva un posto educativo. Oggi siamo più evoluti per cui succede che un ragazzino di 12 anni o una ragazzina di 14, escano bellamente di sera contro il divieto dei genitori. Bisogna essere aperti alla vita, si dice, ma intanto, nei campi vicini alla famiglia si consuma droga, prepotenza, sessualità avventurosa e decisioni di vita che costano soldi ai genitori, fatiche e accettazioni da parte del prossimo che sfumano in brevissimo tempo: quanta sofferenza! Dopo questo ci chiediamo: che cosa abbiamo costruito? E non è il caso di farci illusioni, pensando che arriverà un tempo in cui i giovani capiranno, perché la comprensione della vita si costruisce ragione su ragione, decisione su decisione, pensiero provato su pensiero collaudato, ma se le fondamenta hanno tappeti di delusioni, fumi di scelte bruciate, e fuochi di ribellioni per partito preso, sarai sempre come un cane solitario in cerca di un tozzo di soddisfazione, che scompare al primo al primo alito di vento e intanto si parla di carattere duro, ribelle, di decisioni prese senza possibilità di ritorno.

La convivenza matrimoniale ha un fondamento di fiducia e le reciproche fiducie sono i passi dell’amore che sono un dato spirituale e, come tale,non solo resistono nel tempo, ma vanno anche oltre, mentre se ci si regge su un:“ti amo! guardando l’altra negli occhi, ma poi sa già che non si vuole impegnare?”, oppure: “tutto quello che fa lui va bene e gli altri sbagliano sempre”, oppure: «Io non voglio una relazione di coppia, sto bene con te, non fare come tutte le donne che ti chiedono spiegazioni. Ci stiamo divertendo insieme, no?»; allora presto il divertimento finisce e ti trovi solo con tanta sofferenza. Qualche volta l’uomo sogna di essere il principe azzurro, fabbricandosi nella propria mente una visione di copia che, le aspettative, come l’onda del mare, s’infrangonosul primo scoglio di vedute diverse con l’altra, e qui s’incomincia a ferirsi, senza badare a colpi bassi, magari anche alla presenza dei figli. Ora le sofferenze siedono in prima fila, mentre i genitori alla pariscadono di ruolo, perché non si rendono conto che loro non sono due gambe del tavolo che, per ragioni di stile, devono essere identiche, ma ogni genitore ha una identità e funzione diversa, che ha senso solo se si completa nell’altro e solo questa unità educativa è da trasmettere al figlio, che non è un prodotto, di solito definito come un “minore”, da curare per rivenderlo al meglio nella separazione di copia, ma un individuo, che da adulto,porterà la bellezza della somiglianza dei genitori, capolavoro della loro vita.

Se poi ci abbassiamo al divorzio giudiziale, si riscontrano sofferenze che producono letterature di contenziosi, circa i soldi, il collocamento dei figli, la vendita dell’appartamento che era stato regalato, i mobili, i progetti, le aspirazioni tutto finito in fumo e pensare di ripartire, in certi momenti, non è neppur pensabile. Intanto non mancano i ripensamenti, ancor prima che sia decretato il divorzio. Ecco alcune frasi ricorrenti: “Il problema è che ora non sono più sicura di aver preso la decisione giusta ….anzi so di aver sbagliato”. Altri:” ho avuto modo di pensare molto e di capire cosa è davvero importante e così mi sono fatta molti interrogativi ed ho capito che rivoglio la mia famiglia unita, ma come faccio?? Darei qualsiasi cosa per ricominciare!”. Altri ancora:” Orami ritrovo a pensare a tutto quanto e sinceramente vorrei poter riprendere il rapporto, magari a parlare e parlare, (regola d’oro coniugale) cosa che ultimamente non facevamo più, e cercare di superare quelli che sono stati problemi insormontabili”. Spesso,su questi temi ci sono dei pensieri, così arzigogolati, tanto che non si potrà mai venire a capo di qualcosa. Come mulinelli o gorghi d’acqua, il cuore passa attraverso la ragione e i due si rincorrono senza trovare un punto fermo, come il cane che si morde la coda; e qui le sofferenze non hanno fine, anche se chiedi aiuto. Si sente ancora dire:” È ovvio che i problemi non sono stati risolti, ma spero che questa situazione di separazione abbia aiutato anche lui a capire cosa è giusto e sbagliato”, si, ma le ceneri non sono materiali da costruzione e ormai hai già una età e hai perso tante opportunità che non potranno mai ritornare ed il tuo futuro è sempre più corto. Per chi ambisce ad un umanesimo più integrale, può sempre intraprendere una strada di relazioni con altri, più maturi, e scoprire chequesta medicina è la migliore, per curare eventuali abissi di dolore. Per chi potrà intravvedere, nel suo futuro, una luce per un cammino di fede, la Risurrezione le darà il gusto per una vita nuova, sciogliendo la sofferenza.

Paolo Fiorani

posta@cernuscoinsieme.it