Domenica 12 Luglio

DON LOCATELLI: «IL “CENTRO” È AMATO E BEN TENUTO. SONO CONTENTO!»

A cinquant’anni esatti dall’inaugurazione del Centro sportivo don Gnocchi, avvenuta il 2 ottobre 1966, una festa molto semplice ha ricordato questo importante traguardo.


Il Centro sportivo don Gnocchi: il “campo” della Messa per il 50° di attività
(Tutte le foto pubblicate sono di G. Melzi)

Una festa che è stata soprattutto un’occasione di ringraziamento e di gratitudine. Un grazie doveroso a colui che ha guidato questa costruzione e che in essa vi ha profuso molte intuizioni ed energie, don Giuseppe Locatelli, allora assistente dell’oratorio Sacer (1959/1972). Gratitudine al Signore per i tanti doni ricevuti in mezzo secolo di vita del Centro e per le tante persone incontrate.

La gioia tipica di un giorno di festa, in una comunità cristiana, non poteva trovare espressione più completa che nella celebrazione della Messa. Presieduta da don Giuseppe Locatelli, oggi 85enne, e concelebrata da don Ettore Colombo, responsabile della nostra Comunità pastorale, e da don David Maria Riboldi alla guida dei tre oratori cittadini, la celebrazione eucaristica si è tenuta – domenica 2 ottobre, alle ore 11,15 - sul campo di calcio del centro sportivo di via Manzoni. Poco prima si era conclusa l’ASO running, corsa non competitiva dall’oratorio Paolo VI alla Sacer.


Da sinistra: don Ettore Colombo, don Giuseppe, Don David

«Sono passati cinquant’anni! Non mi sembra vero. Quando è stato realizzato questo Centro ho pensato: chissà quanto durerà con l’evoluzione dei tempi a cui stiamo assistendo?». Sono state le prime parole che don Giuseppe, nella sua omelia, ha riservato al “Don Gnocchi”. «E invece – ha aggiunto - anche oggi ho visto che è florido e ben tenuto. È un luogo amato da tutti, molti lo frequentano. Questo mi fa veramente piacere perché, alle volte, si ha l’impressione che quando si va a fare il prete in un posto si fanno delle cose che poi decadono. Invece, grazie a Dio, vedo che questo Centro serve alla vostra comunità.»

«Questo Centro era già un po’ nelle idee di monsignor Guidali che poi non ha potuto fare di più perché era avanti nell’età. È stato quindi del suo successore, monsignor Arcangelo Rossignoli, l’idea di rendere l’oratorio più vivibile anche per i ragazzi» ha ricordato don Giuseppe, che poi ha spiegato: «i ragazzi si conoscono bene non quando sono seduti sui banchi della scuola. Il ragazzo lo si capisce quando gioca, quando si manifesta, quando è con gli altri.» Ma si «voleva dare degli spazi, oltre che ai ragazzi, pure alle persone adulte perché trovassero un luogo di accoglienza, dove la Chiesa, la parrocchia, potesse dimostrare di essere attenta anche ai bisogni concreti dell’uomo, non solo a quelli spirituali.»


La solenne concelebrazione

«Abbiamo dedicato, come sapete, questo Centro a don Carlo Gnocchi, perché è stato per poco tempo assistente tra noi e perché ci ha insegnato molte cose. Don Gnocchi: che amore verso i ragazzi e verso le persone bisognose di tutto! La sua vita è stata un’esplosione d’amore» ha sottolineato don Giuseppe.

«Io vorrei che tutti i collaboratori del Centro siano preparati tecnicamente, indubbiamente – è il vivo desiderio espresso dal celebrante - ma siano capaci soprattutto di capire che dietro ad ogni uomo, anche al più irrequieto, c’è qualcosa da ricuperare. Non perché vogliamo essere superiori agli altri, ma perché crediamo all’amore e dell’amore assumiamo anche le forme del volontariato.» Poi ha ricordato che la costruzione del Centro è avvenuta con la sottoscrizione mensile, “una catena di solidarietà”, con “un concorso di gente meraviglioso”, in un’esperienza oggi forse difficile da ripetere.


Vincenzo Lopresti, direttore del “Centro”, consegna a don Giuseppe una copia del libro “Senza dirlo”

«Ho avuto tante soddisfazioni, tante preoccupazioni, ma il Signore mi ha ricompensato con la generosità dei Cernuschesi. Ringraziamo il Signore di tutto questo – è stata la conclusione di don Giuseppe - e cerchiamo con una catena di solidarietà, di generazione in generazione, di testimoniare che è bello lavorare per il bene degli altri. Che quando si lavora per il bene dell’amore si è già un po’ risorti. Prima di risorgere del tutto, quando moriremo, la cosa più bella che l’uomo può fare non è rivendicare le sue posizioni ma amare, amare, amare. Siate tutti aperti verso la comunità, la parrocchia, il Centro e verso tutte le altre cose. Io finché avrò vita vi ricorderò.»


I madonnari al centro sportivo di via Manzoni

Al termine della celebrazione, in tanti hanno voluto fermarsi a salutare don Giuseppe. Nel pomeriggio al Centro c’è stata la possibilità di ammirare alcuni madonnari che hanno ritratto, questa volta, il Beato don Carlo Gnocchi, Papa Francesco e Madre Teresa.

Cernusco sul Naviglio, 3 ottobre 2016