DON LUCIANO, MARZO. Quaresima, un impegno gioioso e serio per rinnovarsi

Carissimi,

la Quaresima che stiamo vivendo non è un tempo di lutto o tristezza, ma un impegno gioioso e serio per rinnovarsi secondo la grazia del Battesimo. Sebbene in cluda la penitenza, questa non va intesa come castigo, ma come conversione (dal greco metanoia): un cambiamento di mentalità per migliorare la propria vita alla luce del Vangelo. La conversione più profonda consiste nel credere all’amore di Dio: non è la paura a cambiare il cuore, ma la scoperta di essere amati incondizionatamente.
Il cammino della Quaresima ci prepara a vivere la Pasqua che non è solo come una ricorrenza storica, ma un evento spirituale che, per essere vissuto pienamente, richiede un cambiamento interiore.
Però, non può esserci cambiamento interiore senza la “lotta spirituale” (o combattimento spirituale) che indica lo sforzo interiore per resistere alle tentazioni e orientare la propria volontà verso Dio. Non è una battaglia contro persone, ma un esercizio di libertà interiore contro ciò che allontana dall’amore.
La lotta avviene principalmente nei pensieri e nei desideri. Secondo la tradizione dei Padri del deserto, il combattimento consiste nel non “dialogare” con i cattivi pensieri (i “logismoi”), ignorandoli prima che mettano radici nel cuore.
La lotta spirituale non serve a renderci “tristi” o “perfetti” grazie al nostro forzo umano, ma a liberare spazio per la presenza di Dio nella nostra anima e quindi nella nostra vita.
Oggi la “lotta spirituale” ci spaventa perché viviamo in un’epoca che rifugge lo sforzo interiore e il silenzio, preferendo soluzioni immediate e gratificazioni istantanee. Siamo abituati a eliminare ogni forma di disagio o di dolore appena si presenta.
La lotta spirituale, invece, richiede di stare nel disagio della tentazione per superarla. Spesso preferiamo “anestetizzarci” con lo svago o il consumo piuttosto che affrontare le nostre ombre interiori. Inoltre, molti confondono la lotta spirituale con un moralismo rigido che produce solo sensi di colpa. In realtà il combattimento cristiano non serve a condannarsi, ma a liberarsi dai pesi che impediscono di essere veramente felici.
Lottare significa guardarsi allo specchio senza maschere e riconoscere i propri vizi. In una società dell’immagine, dove dobbiamo apparire sempre “perfetti” e “vincenti”, ammettere di avere una battaglia interiore in corso è visto come una debolezza, mentre per la spiritualità è l’inizio della guarigione.
Peraltro, in un mondo iper-materialista, l’idea che esistano forze spirituali o dinamiche interiori profonde è spesso ridotta a semplice psicologia. Si perde così la consapevolezza che la lotta non è solo nostra, ma è un affidarsi alla Grazia di Dio.
Per trasformare la paura in fiducia, dobbiamo cambiare prospettiva: la lotta spirituale non è il tentativo disperato di un soldato solo, ma la risposta di un figlio che si sa già vittorioso in Cristo. La differenza tra lo sforzo umano e la lotta cristiana è che noi non lottiamo per la vittoria, ma dalla vittoria. Nella Pasqua di Gesù il male è già stato sconfitto.
La paura nasce dall’idea di dover far tutto da soli. Nella visione cristiana invece, il protagonista non sei tu, ma lo Spirito Santo. Non lotti per meritare l’amore di Dio, ma perché ti senti così amato da voler corrispondere a quell’amore. La lotta diventa allora un gesto di gratitudine, non un dovere opprimente.
Accettare le proprie cadute senza disperazione distrugge l’arma preferita del nemico: l’orgoglio. Invece di concentrarti su “cosa devi evitare” (il vizio), concentrati su “Chi vuoi accogliere” (il Signore). Lo scopo della lotta non è per “essere perfetti”, ma “stare con Lui”. La fiducia cresce nella fedeltà alle piccole cose di ogni giorno.

Questa Quaresima può essere il tempo in cui smetti di guardare i tuoi limiti e inizi a guardare la Misericordia che ti avvolge. Buon cammino!

don Luciano