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V Domenica dopo l´Epifania   

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Lunedì 1 Giugno

L’Apparizione della Madonna a Suor Elisabetta Redaelli: quando preghiera, fiducia e speranza guariscono…in terra cernuschese.

Era la notte tra il 22 e 23 febbraio del 1924 quando Elisabetta Redaelli, suora Marcellina, guarisce prodigiosamente nel collegio delle suore di Cernusco sul Naviglio, dopo due anni di una malattia che l’aveva ridotta in fin di vita.  Non tutti sanno che a quell’evento ne precede un altro, ovvero l’Apparizione del 6 gennaio 1924. Questa esperienza spirituale di suor Elisabetta è molto significativa e può dirci tanto, soprattutto in questo momento difficile e di enorme prova per tutti.

Innanzitutto ci dice che Dio è sempre vicino a noi e, nei momenti di maggiore prova e sconforto, lo è in modo particolare inviandoci premurosamente Sua Madre poiché “la mamma è sempre la mamma”.
Chi meglio di Lei può consolare un figlio che soffre ed è sconfortato?

Così è stato anche per suor Elisabetta che soffriva dolori atroci e il 6 gennaio 1924, alle 22.30 circa, ha avuto il dono di vedere la Madonna che la vegliava accanto al suo letto. Non la riconosce. Era “come una signora”, una donna qualunque. Quante volte anche noi, nel momento di maggior dolore, fatichiamo a riconoscere la presenza e la generosità di Dio accanto a noi? Anche in questi giorni incredibili e di smarrimento può essere così.

Suor Elisabetta, però, le chiede chi sia e Lei risponde: “Io sono una signora che va a visitare gli infermi e a consolare chi soffre”. Queste parole danno molto conforto in questo momento e ci affermano un’importante verità: negli ospedali, nei luoghi di lavoro, nelle case e per le strade la Madonna c’è, è con noi e ci consola! Lei, che ben sa cosa significa soffrire, è presente ed è accanto a noi. Sostiene e condivide la nostra preghiera. Assiste chi è in agonia. Veglia e accompagna chi muore. Non lascia solo nessuno. Questo per Lei non è altro che l’adempimento obbediente della missione di “Madre universale”, affidatale da Gesù sulla croce (Gv19, 26-27).

Suor Elisabetta avverte tanto il sollievo di quella presenza e fa un gesto bellissimo: chiede alla Signora di andare a consolare anche le altre ammalate. Pensa agli altri con eroica generosità. Dico eroica perché dobbiamo ammettere che è difficile pensare, quando si sta male, a chi è nella nostra condizione o peggio. In questo momento però siamo chiamati a farlo, come ci ha insegnato la nostra cara suor Elisabetta durante tutta la sua vita. Tanti volontari lo stanno già facendo materialmente con ammirevole carità e coraggio, ma anche noi possiamo dare il nostro contributo con la nostra preghiera incessante, nelle nostre case, con ogni mezzo a nostra disposizione (e oggi ce ne sono tanti), in unione spirituale con tutta la Chiesa.

La Madonna stessa, infatti, terminerà la Sua visita con un messaggio chiaro. Tre imperativi che mai come in questo momento possono aiutarci e dare risposte al nostro senso di smarrimento: Prega, confida e spera!
La preghiera semplice e costante, la fiducia filiale e la speranza profonda di suor Elisabetta dei giorni successivi toccheranno così tanto il cuore di Dio e della Madonna da ottenere non solo il Suo ritorno (Apparizione del 22-23 febbraio), ma anche il miracolo della guarigione. Possa allora suor Elisabetta esserci guida amichevole ed esempio luminoso in questi giorni difficili, cosicché anche la nostra preghiera incessante, la nostra fiducia incondizionata e la nostra speranza salda possano salire al Cielo. Possano, come incenso, arrivare al cuore della Santissima Trinità e concederci la fine di questa epidemia nella nostra amata Cernusco, in Lombardia, in tutta Italia e nel mondo intero.


Lucia Lione



1) Le frasi in corsivo sono prese dalle dichiarazioni originali di suor Elisabetta, scritte di suo pugno e conservate presso la casa generalizia delle suore Marcelline.
2) Gv19, 26-27: “Gesù dunque, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!» Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!» E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua”.