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Giovedì 26 Marzo

CERCASI MANAGER RESPONSABILI

Se i dirigenti sono pagati a prescindere dai risultati, è difficile pensare che si impegneranno per una vera riuscita


Foto archivio SIR – Riproduzione riservata

Già Bertolt Brecht ricordava che le grandi imprese dei generali forse erano tali per i sacrifici dei soldati. Dal canto suo, la Storia ci rammenta che le grandi scemenze di chi comanda riempiono i cimiteri, mentre agli illustri carnefici in divisa può capitare una statua equestre in una piazza.
Il capitalismo moderno – soprattutto quello di stampo anglosassone – sembra aver mutuato molto delle condotte militari dei secoli scorsi. I capitani d’industria sono osannati e ricoperti d’oro quando le cose vanno bene; licenziati, ma lo stesso lautamente ricompensati, quando si mettono male. E il conto lo pagano i “soldati” semplici, i lavoratori che perdono il posto, vengono demansionati o trasferiti di qua o di là come pacchi postali.

L’Italia pare avere assimilato alla perfezione il modello anglosassone, come scopriamo ogniqualvolta qualche illustre dirigente viene messo alla porta con le tasche piene di buonuscite e liquidazioni. Situazioni che ci fanno pensare: ma che rischio corre un grande condottiero moderno nel decidere progetti operativi che possono essere sbagliati o strampalati?

Si pensi alla parabola di Alitalia, una macchina divora-soldi, un tempo pubblica e ora privata, ma mai una strategia azzeccata: tanti amministratori delegati e un cumulo di errori che hanno riportato l’ex compagnia di bandiera di nuovo sull’orlo del burrone. E’ vero: il capitalista può rimetterci i capitali investiti, anche se di capitalisti-individui rimasti in braghe di tela a causa delle loro scelte sbagliate ne conosciamo pochi. Di piccoli pesci, forse sì. I grandi squali hanno reti di protezione estese e fitte, c’è sempre una banca ad accollarsi perdite e insolvenze. Ma non è sempre e ovunque così.

Chi conosce i nomi degli amministratori delegati di Siemens o Bayer? Tanto per dire due enormi colossi industriali tedeschi che sicuramente strapagheranno i loro manager – qui come altrove – ma che affrontano il bene e il male con uno spirito un po’ diverso. Se è tempo di vacche grasse, l’abbondanza si spartisce tra tutti; se arriva quello delle vacche magre, si tira un po’ tutti la cinghia e si ragiona su come uscirne fuori. Assieme, senza l’attesa di un messia-manager o ricette miracolose, tutte da provare. I sindacati sono sintonizzati su questa lunghezza d’onda, i capitalisti pure: si fa l’interesse di tutti. Si chiama capitalismo renano, tipico di Germania e molta Francia. Lo Stato non copre le falle (qualche volta sì) ma vigila che le regole funzionino e siano rispettate. Certo, non si privatizzano gli utili e si pubblicizzano le perdite, come nel capitalismo italico. Che per imparare a diventare grande, basta che guardi Oltralpe, senza fare l’americano pur essendo nato in Italy.

Nicola Salvagnin per Agenzia SIR

Riproduzione riservata

Cernusco sul Naviglio, 30 gennaio 2017