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Mercoledì 29 Aprile

SCOLA E CACCIARI: UN’EUROPA PLURALE E CAPACE DI INTEGRARE

Il travaglio del continente alle prese con le sfide contemporanee al centro del dialogo tra l’arcivescovo di Milano e il filosofo promosso dalla Radiotelevisione Svizzera Italiana in collaborazione con l’Università della Svizzera Italiana.


Cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano
(Foto archivio SIR – Riproduzione riservata)

Brexit e il futuro dell’Europa, il dialogo con l’Islam e il terrorismo, le migrazioni e la crisi finanziaria. E su tutte una domanda; il ruolo della politica per il governo di questi processi. Ne hanno discusso lunedì 13 giugno l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, e il filosofo Massimo Cacciari, docente all’Università San Raffaele di Milano, nel convegno “Comprendere il nostro tempo”, tenutosi a Lugano, all’auditorium dell’Università della Svizzera italiana.

Per Cacciari «l’unità politica europea, in principio vista come una strada praticabile, attualmente è un percorso impervio a causa dell’oblio di alcuni paradigmi fondanti del Vecchio Continente, che è costituito da incontri tra popoli e meticciamenti. È l’Europa dei Balcani, della Sicilia, della Spagna - per citare alcuni esempi di incontro di popoli diversi - una realtà dove il confine è una soglia più che una barriera». Il secondo paradigma dimenticato, secondo Cacciari, è il logos di concezione greca, quel principio che dà inizio al Vangelo di Giovanni, che indica «il legame, la logica della relazione e non quella dell’esclusione».

A causa di questa dimenticanza ora «siamo assillati dai confini, dal bisogno di difesa». È un modo di agire «in totale contraddizione con lo spirito europeo. Il problema è di una complessità indiscutibile, ma - ricorda Cacciari - bisogna evitare a tutti i costi la demagogia, che non è nient’altro se non l’idea malsana di risolvere problemi difficili in modo semplice».

Per il cardinale Scola i tempi che stiamo vivendo sono di “travaglio”, verso un parto, verso la speranza. Alla generazione del nuovo si arriverà - come per la nascita di un bimbo - dalla relazione tra diversi. «Attingendo proprio al paradigma di un passato capace di integrare - afferma il Cardinale - si può avere il coraggio di generare il nuovo, incontrando l’altro. Invece, la tentazione più grande in questo momento è quella dell’immobilismo, una paralisi di idee e speranza, una mancanza di logos». «Nessuno Stato nazionale può affrontare da solo questo cambiamento d’epoca. L’Europa non è un’opzione, ma una necessità. Nella società divenuta plurale - prosegue Scola - il fatto che siamo così diversi nel modo di concepire la realtà non elimina il dato fondamentale, ovvero che dobbiamo vivere insieme».

Per leggere il testo integrale dell’articolo pubblicato sul sito della diocesi oppure per vedere il video integrale dell’incontro, cliccare qui

Cernusco sul Naviglio, 27 giugno 2016