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Giovedì 28 Maggio

GIOVEDÌ SANTO, “L’EUCARISTIA È UN ATTO D’AMORE CHE CI TRASFIGURA”

Nel primo giorno del triduo pasquale, in ciascuna chiesa parrocchiale cittadina, si è ripetuto il gesto della lavanda dei piedi ed è stata celebrata l’Eucaristia nella “Cena del Signore”. “Se la fede non è e non diventa un’esperienza di amore che mi trasforma – è stato il monito di don Luciano – prima o poi è destinata a svanire”. Da qui l’invito a “lasciarsi toccare dall’amore di Cristo”

In chiesa prepositurale i riti del Giovedì Santo hanno avuto un’anticipazione nel pomeriggio con la “Celebrazione della Carità” per tutti le ragazze e i ragazzi della Comunità pastorale. A sera poi, la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal prevosto della città, monsignor Luciano Capra, e concelebrata con don Ettore Bassani, don Franco Rogato e altri due sacerdoti presenti in parrocchia per le confessioni. La Messa nella “Cena del Signore” è stata preceduta dalla “Lavanda dei piedi” a dodici adolescenti. Con l’inizio del triduo pasquale è ritornato a far sentire il suo suono maestoso l’organo Tamburrini, dopo i lavori di restauro che lo hanno costretto a un forzato riposo di parecchi mesi.

La prima lettura, dal Libro di Giona, ha prefigurato gli eventi della morte, sepoltura e risurrezione del Signore. La seconda lettura, dalla Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, ci ha ricordato il comando rivolto da Gesù ai suoi discepoli nella notte in cui veniva tradito: “Fate questo in memoria di me”. E la celebrazione dell’Eucaristia trova la sua origine proprio in questo comando. Il Vangelo ha riproposto la Passione del Signore secondo Matteo, partendo dall’Ultima Cena coi discepoli sino al tradimento di Pietro, che piange amaramente.

L’omelia di don Luciano è stata tutta volta a evidenziare la centralità dell’Eucaristia nella vita della Chiesa: “l’Eucaristia fa la Chiesa”, è una “presenza che trascende la nostra stessa vita” e che abbiamo “bisogno di riscoprire nella sua bellezza e forza”. In ogni Eucaristia, e quindi anche questa sera, “contempliamo Gesù che ancora una volta si dona a noi”.

“Se la fede non è e non diventa un’esperienza di amore che mi trasforma – è stato il monito di don Luciano – prima o poi è destinata a svanire. La fede è esperienza d’amore, è quella stessa esperienza che fanno anche Pietro e i discepoli quando, dopo il loro tradimento, sono toccati dall’amore del Signore”. “Diventa indispensabile lasciarsi toccare dall’amore di Cristo”: da qui l’invito ad “esaminare la nostra vita per vedere come e quando Dio ci ha toccato e quindi come abbiamo deciso veramente di seguirlo.” Il prevosto ha infine ricordato che “l’Eucaristia è un atto d’amore che ci trasfigura.”

Cernusco sul Naviglio, 18 aprile 2019