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Martedì 17 Marzo

“LA FAMIGLIA È UN SOGGETTO DI ANNUNCIO QUOTIDIANO DI CRISTO”

È il concetto messo in evidenza dai Padri sinodali nella sintesi delle tre settimane di lavori e che il cardinale Scola richiama nella sua riflessione finale.

«Carissime e carissimi, dopo una settimana in cui hanno riflettuto e discusso a lungo, nell’ascolto reciproco e nel confronto, per proporre modifiche migliorative all’Istrumentum laboris iniziale, i relatori dei 13 gruppi hanno presentato in aula a tutti i Padri Sinodali una sintesi del loro lavoro. E tutti hanno messo in evidenza un tema che io giudico il grande risultato di questo Sinodo, in attesa che il Santo Padre si pronunci nei modi e nei tempi che riterrà opportuni. Sinteticamente lo si può dire così: “la famiglia è un soggetto di annuncio quotidiano di Cristo”. È questo un altro modo di proporre la formula tradizionale “famiglia Chiesa domestica”.»


«Cosa significa, in concreto, parlare della famiglia come soggetto, come Chiesa domestica? Significa invitare a esprimere nella vita quotidiana della famiglia quel modo di vedere le cose, di concepire le relazioni, di affrontare tutte le circostanze che faccia trasparire la positività del pensiero e dei sentimenti di Cristo. In questa prospettiva anche le definizioni di famiglia come Chiesa domestica o come cellula fondamentale della società sono destinate a riprendere consistenza, così che l’influsso sulla vita della Chiesa si faccia più marcato e visibile e ne scaturisca, nella società civile nel rispetto della libertà di tutti, uno stile di vita realmente improntato al bene comune.»

«In concreto occorre che in ogni famiglia ci si aiuti tutti a valutare tutto ciò che succede, facendo anche dei gesti semplici di preghiera insieme al mattino, all’ora dei pasti, alla sera... per affrontare le gioie e i dolori che in ogni famiglia si vivono, per dare risposta convincente ai problemi e alle fatiche che si incontrano tra gli sposi o con i figli.»


«Questa sarà anche la strada per valorizzare finalmente i laici nella vita della Chiesa. Saranno infatti loro per primi (e in questo insostituibili) a documentare tutta la forza che la famiglia fondata sul matrimonio - come rapporto fedele e aperto alla vita tra un uomo e una donna - possiede, fino a influire sui principali settori della vita associata. Penso, per esempio, alle questioni decisive dell'educazione, della condivisione di chi è nel bisogno, alla capacità di affrontare il dolore, la malattia e la morte, all'attenzione da portare agli anziani, a come rendere la convivenza civile più carica di giustizia e di equità. La famiglia deve quindi emergere come soggetto responsabile a partire dalla vita stessa che in essa si svolge.»


Per leggere il testo completo della riflessione dell’arcivescovo, clicca qui .


Cernusco sul Naviglio, 26 ottobre 2015