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Giovedì 4 Giugno

MESE MISSIONARIO STRAORDINARIO. CERNUSCHESI NEL MONDO. INTERVISTA A DANIELE MERLINI

Ci sono strade nel mondo che hanno bisogno di essere percorse. Strade di missione, che iniziano da casa e portano poi lontano, verso luoghi e persone che aprono a mondi nuovi. Per sentirsi poi di nuovo a casa. Soprattutto, fanno assaporare un senso di fede nuda che profuma di libertà. E vi sono uomini disposti a seguirle, senza sapere troppo quali insidie queste strade portino con sé.
C’è di bello che dietro questa scelta si scopre una profonda e contagiosa passione per la vita.

Uno di questi uomini si chiama Daniele Merlini, nato a Cernusco nel 1979, educatore e promotore d’iniziative all'oratorio Paolo VI per molti anni. E, dopo una vita trascorsa in paese, un lavoro solido, casa, amici, passioni e un futuro ormai tracciato, decide di lasciare tutto e investire in una di queste strade, quella che sente sua. Fonda così una Fraternità con sede sulle colline del modenese, un luogo e un crescere ancora tutto da definire, ma che ha quel senso di profondo che scuote da dentro. L’abbiamo intervistato per capire meglio di cosa si tratta.

Da cosa sei partito con questa idea?
Sinceramente non lo so. Sembra quasi che sia stato improvviso, come il vento che monta da nord ovest, ma forse è qualcosa meditato lentamente che poi ha trovato la strada dentro di me per palesarsi e farsi sostanza. Direi che è la cosa migliore che mi sento di dire per descriverla. Un giorno con un amico, chiacchierando, è nata l’idea. Un’idea forse folle quella di una Fraternità, soprattutto per un laico, molto azzardata. Ma quando ti senti chiamato c’è poco da fare: bisogna rispondere.

E tu hai risposto con coraggio?
Ho risposto. Ci ho messo del tempo ma alla fine la risposta l’ho data. Il coraggio poi non saprei: direi che si trova strada facendo. Lasciare tutto non è stato facile, com’è non è facile trovarsi in balia degli eventi e dirsi di continuo che alla fine tutto il seminato porterà frutto. S’impara lentamente cos’è il coraggio. Assieme alla paura. Citando Mandela: coraggioso non è colui che non prova paura, ma colui che diviene padrone della propria paura. E quando si lascia tutto per seguire la Croce, a parte l’entusiasmo di iniziare, quel senso di nuovo e di avventura che sai ti porterà lontano, di paura poi ne provi tanta. Di aver sbagliato, di fallire, di restare solo, di non aver capito nulla. O semplicemente che poteva essere tutto più semplice.

Dici seguire la Croce: in che senso?
In realtà mi è stato detto da un carissimo amico: il mio vicino di casa ha lasciato tutto per seguire la Croce… Ci ho pensato e in effetti credo sia così. La chiamata arrivava dal Signore e la risposta l’ho data a Lui. Ben cosciente che non sarebbe stato facile perché la Sua via è tutt’altro che semplice. Seguire la Croce è una profonda conversione che rende liberi, mette al servizio senza star troppo a pensare se serva o no, se qualcosa tornerà indietro. Ma crea anche molti dubbi, senza i quali non si cammina. L’ho sempre creduto e in effetti è così. La mia idea, il mio desiderio di costruire questa Fraternità ha tutte queste sensazioni riunite assieme, con tanta fatica.

Parlaci del progetto
La realtà è veramente nuova. C’è una grande casa che offre spazi di ospitalità, uno spazio di preghiera, uno di condivisione, molto semplici. Ma nell’insieme è tutta da rifare. O meglio: ha la sua forma ma ha bisogno di persone per essere vissuta. Lentamente trasformata. Prima ancora di diventare un luogo degno del suo nome, o di essere restaurata. Vi è un podere dove io, per darmi un impegno e un lavoro che porti frutto nell’immediato, mi sono inventato un’attività agricola. Il tutto immerso nei boschi e sui colli dell’Appennino Tosco-Emiliano, con il suo silenzio e il suo fascino ma anche con tutto il pullulare di vita semplice di queste persone.
Comunque tornando al progetto. Alle Fontanine, così si chiama la Fraternità, immagino un luogo che possa essere una sosta per chiunque sia in cammino. Un luogo dove ci si possa sentire a casa, vi sia sempre la porta aperta e il focolare acceso, un rifugio lungo il sentiero della vita dove prima di tutto vi sia il rispetto per la propria esperienza individuale. Quello che ci si porta dietro dal passato e quello che si sogna per il futuro hanno bisogno di rispetto, indipendentemente da ciò che il passato e il futuro consegnano. Credo che vi siano veramente molti uomini e donne che hanno fatiche da riposare, esperienze a condividere, sogni da immaginare. Spesso non trovano luoghi e situazioni per potersi esprimere. La Fraternità è il luogo d’incontro per chiunque vi si voglia fermare e provare, assieme ad altri, a fare un pezzo di strada assieme. E’ il luogo possibile dove viene spontaneo raccontarsi, comprendere, conoscere, toccare attimi di vita altrove non si colgono. Pregare, ridere, scherzare, piangere, ricedere e donare abbracci, incontrare Dio. Confrontarsi su temi comuni o nuovi, confrontarsi con donare. E ripartire infine con una consapevolezza nuova che non può essere che arricchente.

A cosa ti ispiri come spiritualità?
Seguo molto le orme della Fraternità di Romena di cui sono amico. Anni fa mi stregò il loro messaggio di Cristianesimo semplice che è prima di tutto accoglienza dell’altro. Poi conoscenza dell’altro. Farlo sentire a casa, calmare le sue paure ove possibile, fargli capire che non importa quanto doloroso sia un passato, e che non serve giudicarlo, ma che dalle fragilità e soprattutto dagli errori si può ripartire per essere uomini nuovi. Gesù parlava con le prostitute e i lebbrosi non per giudicarli, ma per accoglierli. E così facendo che si ritorna in vita. E’ inutile fare elenchi di cose sbagliate, bisogna impara a valorizzare dell’altro le cose buone. Fargli gustare la calma del rallentare, accettare il bene e il male che si ha dentro, perché solo così è possibile tornare in contatto con sé stessi. Magari riuscire a fargli conoscere un pezzetto di quella misericordia di Dio che rende davvero liberi. Ecco riuscire a mantenere vivo questo fuoco anche alle Fontanine sarebbe grandioso.

Cosa ti piacerebbe trasmettere alla comunità di Cernusco?
Ma innanzi tutto che vi aspetto! Non tanto per fare (e da fare comunque ce n’è tanto!), ma più che altro per conoscere e conoscerci. Sperimentare assieme se questa idea di Cristianesimo semplice vale davvero la pena di essere vissuto. Mi viene in mente un pensiero a me molto caro di Antoine de Saint-Exupéry: “Se vuoi costruire una nave non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato.” In questo momento le Fontanine hanno bisogno di persone un po’ avventuriere, ma non solo, che abbiamo desiderio di sentire muoversi qualcosa dentro. Non è nulla di nuovo e nulla di vecchio. Solo dare un po’ più di ascolto al cuore, cosa che troppo spesso ci dimentichiamo di fare.  Liberarsi un po’ del limite, provare a guardare assieme un metro aldilà dell’orizzonte. Poi tutto il resto verrà: percorsi di fede, campi di lavoro, ospitalità di bisognosi… Avverrà perché voluto e maturato nel tempo con fede.