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Giovedì 4 Giugno

Le Lacrime della speranza

Ivan era un cardinale che aveva percorso, sin da giovane prete, tutta la sua carriera in Vaticano, fino ad arrivare ad essere Nunzio apostolico, esercitando quest’ufficio in diverse parti del Mondo. Mi raccontava, alcuni anni fa, questo fatto che gli era capitato quand’era in Corea. C’era una madre di famiglia che noi definiremmo ai margini della società: girava droga, alcool, banditismo e mai lavoro. Questa donna era stanca di questa situazione che non condivideva e benché le lacrime corressero a fiumi nulla cambiava quelle vite. Noemi, chiamiamola così, senza alcuna religione, pensò di impiccarsi, ma non ci riuscì. Le cose andavano di male in peggio e ritornò a questo insano desiderio che, come in precedenza, non ebbe esito. Una sera, a mezzanotte, prese l’estrema decisione e mentre si recava sul luogo prescelto, vide una luce che spuntava dalla finestra di una chiesa cattolica. Non sappiamo a cosa pensasse, ma Noemi bussò e le venne aperto. Il parroco l’accolse e stette ad ascoltare la sua storia. Parlarono a lungo ed alla fine, in seguito si convertì e si fece battezzare. La sua vita cambiò radicalmente e, mentre perdiamo le tracce dei familiari, lei aprì una trattoria frequentata da tanta gente di passaggio, per lo più da camionisti ai quali offriva i pasti gratis per chi fosse in difficoltà. Sempre molto povera, ma la via del Signore era sempre la prima preoccupazione. Avanzò tanto nella vita spirituale che ebbe anche doni mistici in particolare attraverso l’Eucarestia. Ivan aveva seguito personalmente questa storia e quando fu richiamato per altri incarichi in altre nazioni, lasciò al suo successore la cura della vita di questa donna che in seguito fu presentata al Papa, allora Giovanni Paolo II.

Le lacrime di Noemi si sono trasformate in lacrime di gioia, anche se la vita era rimasta dura con tante cicatrici non sempre rimarginabili.

Tante lacrime di tante Noemi, di tanti cuori che nel silenzio di un corpo gridano, in tutte le lingue, il dolore di situazioni sociali, politiche, di pensieri avariati passati per buoni, tutte queste situazioni messe insieme diventano un oceano che porta alla disperazione, ma qualcuno ferma l’inferno con la misericordia di Dio. “Le stelle non stanno a guardare” e la Madonna apparve a Fatima in quel 1917.

Noemi aveva capito che “al termine della strada, non c’è la strada, ma il traguardo; al termine della notte non c’è la notte, ma l’aurora; al termine della disperazione, non c’è la disperazione, ma la speranza”; mentre nello stesso anno un poeta, Ungaretti, vedeva solo a:  San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro.
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto.
Ma nel cuore
nessuna croce manca.
È il mio cuore
il paese più straziato.

Le apparizioni della Madonna nei secoli si dice che siano state circa duemila, quelle accertate, e non poche delle quali la vedono piangente per il dolore del peccato, motivo per cui Gesù per prima cosa, in quella stessa sera (la sera di Pasqua), disse” Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi …”. In alcune apparizioni la Madonna ha detto:” Faccio fatica a trattenere la mano di mio Figlio per i vostri delitti”. Le lacrime della Madonna sono le lacrime di una madre che ha generato il Figlio e noi tutti partecipiamo all’umanità di Dio e quindi lei è Madre della Chiesa. La nostra umanità non è chiamata a decidere se stare in un consorzio o in un altro, ma se vivere in maniera autentica gioiosa da donne e uomini del nostro tempo o come una nuvola rabbiosa, trasportata dai venti più incerti, a schiantarsi sul suolo del nulla.

Il pianto della madre dell’umanità ha ottenuto di intercedere per la salvezza del mondo. Un grande teologo greco del 1300, Cabasilas, diceva:” Solo Maria può esprimere la dolce bontà e la sapienza di Dio. Soltanto un uomo che porta l’immagine di Dio, se mostra con purezza ciò che egli è, senza aggiungere alcunché di spurio, potrebbe veramente mostrare Dio. Sola a far questo è stata la Vergine beata, la sola che ha custodito splendidamente la qualità umana pura da ogni forma estranea, sola fra gli uomini che furono e che saranno”.E’questa qualità umana che unisce il cielo e la terra con i grani del rosario, ognuno dei quali è una lacrima di speranza, per chi recita l’Ave Maria, ed uno sguardo di Maria al suo Gesù per intercedere per una umanità nuova dove le lacrime ripuliscono e lavano questo mondo da ogni dolore e pensiero nefasto.

Paolo Fiorani