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Lunedì 23 Marzo

“Lavoro, educazione e formazione dei giovani, questioni centrali”

“Cernusco fa parte di un contesto sicuramente evoluto ed avanzato, ma stasera non siamo qui a parlare di lavoro in un contesto normale. Siamo, infatti, in una situazione molto grave. Tantissimi nostri giovani, soprattutto quelli più bravi, se ne stanno andando all’estero perché qui non riescono a trovare lavoro. Il nostro problema non è che ne stanno arrivando troppi, ma che se ne stanno andando via in troppi!”: le prime parole del professor Mauro Magatti, docente di Sociologia all’Università Cattolica, non hanno lasciato dubbi sulla grande rilevanza della questione lavoro nel nostro Paese. Ad ascoltarlo, lo scorso 31 gennaio, all’Auditorium Maggioni, c’era oltre un centinaio di Cernuschesi, in occasione della presentazione del Progetto “Fatti trovare dal lavoro” (per ulteriori informazioni e adesioni: www.aclicernusco.it), promosso da Fondazione Cernusco SMS e Circolo Acli. L’Italia – ha proseguito il docente – “è anche un Paese che ha il più alto numero di giovani che né studiano e né lavorano, che sono parcheggiati e non sanno quale strada prendere”, abbiamo “anche una percentuale alta di giovani che non arrivano alla fine della scuola superiore. Con la conseguenza che saranno poi persone problematiche per la società. Questo è un costo che non ci si può permettere!”. “Aggiungiamo poi che il Paese, associato a questo malessere giovanile, particolarmente legato al lavoro, ha un tasso di crescita demografica tra i più bassi in Europa.”

Ma “per fortuna ci sono anche giovani che riescono a studiare e a lavorare.”

Le ragioni della crisi. Ci sono tante ragioni. Magatti ne ha individuata, in particolare, una: “il populismo industriale”, spiegando che “il populismo politico è figlio del populismo industriale.” Quest’ultima è “una stagione che l’Italia ha vissuto in maniera particolarmente becera, nella quale il lavoro e la cura delle persone sono state ampiamente svalorizzate a vantaggio, nella sostanza, del mero consumo. Il populismo industriale è un’idea di crescita economica sbagliata, che non sta in piedi, nella quale si immagina che la crescita economica sia determinata dai consumi. Non c’è dubbio che nella crescita economica contino i consumi, ma quando è finita la droga della finanza, la semplice idea che i consumi sostengano l’economia è un’idea che non regge.” Quindi il sociologo ha aggiunto: “un’economia avanzata prospera, vive, se investe sulle persone e sulle qualità della comunità, sulle proprie infrastrutture, sull’istruzione: cioè se prima si genera valore insieme, di conseguenza si sosterranno i consumi. Non è vero l’inverso!”. Con l’avvertimento che “il populismo industriale sfascia le società e quando le ha sfasciate emerge il populismo politico.”



Giovanni Bertalli (Acli) presenta il ‘Progetto lavoro’


La questione centrale. “Il lavoro, l’educazione e la formazione dei giovani, in un Paese come l’Italia, sono una questione centrale. È uno dei pochi punti su cui dobbiamo concentrarci se vogliamo interrompere il declino storico che almeno dall’inizio degli anni ’90 l’Italia sta vivendo”. Il docente ha poi lanciato una precisa accusa: “La generazione che ha più di sessant’anni ha fallito. La ricchezza che è stata prodotta negli anni 50, 60 e 70 si è bruciata negli anni 80 e 90. Sono stati vent’anni devastanti! E da allora galleggiamo più o meno sotto l’acqua.”

La serietà della sfida. “Visto che siamo a Cernusco – ha continuato Magatti - una cittadina che ha energia e spirito, vi invito a cogliere la serietà della sfida che abbiamo davanti. Bisogna cambiare paradigma. Questo sarà possibile se le persone, le comunità, le imprese decideranno di mettersi insieme per produrre valore e così generare diverso benessere”

Puntare in alto. “Stasera abbiamo sentito che ci sono persone - nell’esperienza raccontata da due studenti di Enaip – che desiderano avere spazi di realizzazione che non passano in prima battuta dal consumo. Hanno detto che ‘la loro spinta motivazionale è quella di fare nella vita qualcosa di bello, di dinamico, che abbia senso e significato per sé e per gli altri.’ Il primo passo da compiere, per superare il populismo industriale, è quindi comprendere che la spinta che muove le persone non è il consumare di più, ma la possibilità di fare qualcosa di alto nella vita, di stare dentro dei contesti dinamici, di essere in situazioni nelle quali si è rispettati e ci si può esprimere per quello che si vale.”

Magatti ha quindi spiegato: “La generazione del dopoguerra ha ricostruito, poi c’è stata la sbornia dei consumi, e adesso c’è una generazione che ha capito che ci vuole qualcosa in più. Che non è un tornare indietro all’Ottocento, ma poter prendere parte a delle sfide dotate di senso, in cui uno può esprimere le proprie capacità. Questo cambia tutto! Da cos’è la scuola a cos’è la fabbrica.”



Due giovani raccontano il loro percorso formativo con Enaip

La formazione. La seconda cosa da fare è puntare sulla formazione. “È un tema strategico, ma che è stato un po’ vittima del populismo industriale. Una persona priva di formazione non esiste. Questo è importante, perché, in Italia, abbiamo anche una percentuale alta di giovani che non arrivano alla fine della scuola superiore. La formazione è strategica, ma dobbiamo articolarla.” E ancora: “La formazione non può essere limitata a quel pilastro, pur fondamentale che va sempre rinnovato, che è la scuola. Perché poi c’è il problema della formazione permanente. Noi dobbiamo avere in tema di formazione un pensiero paragonabile a quello dei nostri antenati (che introdussero l’istruzione obbligatoria per tutti). La formazione non è la scuola, non è un costo, ma un investimento rispetto al quale bisogna avere cura. Se non si passa di lì, si salvano solo quelli che stanno bene, quelli che hanno i soldi, che possono arrangiarsi privatamente. Di formazione si devono occupare tutti: le famiglie, gli enti locali, le associazioni, le imprese; devono mettersi insieme e trovare quelle forme, legate anche alla natura del territorio, per fare le operazioni necessarie per favorire percorsi formativi. Siamo in una stagione nella quale chi riesce a mettersi insieme genera valore e quindi ricchezza.”

 

Le imprese. Per creare lavoro per i nostri giovani, serve anche una politica fiscale adeguata, le scelte appropriate degli enti locali, la cura delle infrastrutture e la capacità di definire obiettivi comuni. Oltre al fondamentale ruolo esercitato dalle imprese.C’è una parte rilevante di imprenditori – ha osservato Magatti - che ha capito che il futuro della loro attività passa dalla qualità della vita della loro impresa, dalla qualità della vita dei propri lavoratori e dalla qualità dell’ambiente.” Purtroppo, accanto a queste, “c’è ancora una parte maggioritaria di imprese che continua a usare la logica dello sfruttamento: delle persone, dell’ambiente e del territorio.” Occorre essere consapevoli che “il Paese va avanti se ha buoni imprenditori.”

Cambio di direzione. “Se non torniamo a mettere al centro il lavoro – passaggio che richiede prima di tutto un cambiamento culturale, poi serviranno anche le leggi – l’Italia diventerà un Paese di anziani abbastanza incavolati, timorosi di tutto e di tutti.” In conclusione, Magatti si è detto “contento delle esperienze e delle iniziative ascoltate questa sera, perché vanno nella direzione auspicata”, dando così un importante incoraggiamento alla nostra Fondazione, che insieme al Circolo Acli ha promosso il ‘Progetto lavoro’.

Carlo Guzzi

Per informazioni e adesioni al Progetto “Fatti trovare dal lavoro”: www.aclicernusco.it