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S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe   

Martedì 7 Aprile

EPIFANIA DEL SIGNORE GESU’ CRISTO: “Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te.” (Is 60, 1)

Si tratterebbe infatti della primissima apparizione del Dio-uomo offerta simbolicamente a tutti i popoli della Terra, qui rappresentati dai Re Magi.
E’ ovvio che per i cristiani l’Epifania del Signore Gesù Cristo sia al contempo anche una Teofania, cioè una rivelazione misteriosa della sua divinità: Gesù Cristo è veramente quell’Emmanuele atteso da millenni, il Dio che entra nella storia degli uomini per restarvi, il Dio che al momento giusto “venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).


(“L'Adorazione dei Magi”, Sandro Botticelli, tempera su tavola, 1475 ca., Firenze, Galleria degli Uffizi)

 

Per la verità non è questa l’unica teofania del Salvatore, che ci viene riportata dai vangeli.
A loro modo, pur non avendo una dimensione pubblica, sono manifestazioni (epifanie) della natura divina di Gesù anche:

  • l’Annunciazione della divina maternità di Maria da parte dell’Arcangelo Gabriele, festeggiata il 25 marzo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio” (Lc 1,35).

  • l’apparizione dell’angelo a Giuseppe: “Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: <<Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo>>” (Mt 1,20) .

  • la grandiosa festa del Natale del Signore (25 dicembre).

  • l’apparizione degli angeli ai pastori: “Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: <<Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia>>. E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: <<Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama>>". (Lc 9,14).


( “Visita e adorazione dei Magi”, Stefano da Verona, tempera su tavola, 1434 Milano, Pinacoteca di Brera.)

Successivamente alla visita dei pastori e dei Re Magi, i vangeli sembrano costellare il lungo corso del ministero di Gesù con ulteriori teofanie: solo per citarne alcune, si pensi all’episodio in cui Giovanni il Battista riconosce pubblicamente Gesù come l’Agnello di Dio che battezza col fuoco dello Spirito Santo, si pensi alla Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor ed alla professione di fede di Pietro che confessa davanti ai discepoli “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16).

Riportando proprio all’inizio del nuovo anno la primissima epifania del Signore Gesù, la liturgia della Chiesa pare quasi volerci accompagnare lungo l’ordine cronologico degli eventi pubblici della vita del Salvatore, gradualmente rivelando la sua Divinità e la sua salvezza, partendo da manifestazioni più “private” o “familiari” ed inoltrandosi sempre più nelle rivelazioni pubbliche, dal Tabor sino al Golgota.

Colpisce notare come sia la prima che l’ultima manifestazione pubblica della Divinità di Cristo abbiamo come destinatari dei pagani. Proprio i Gentili, cioè tutti gli incirconcisi che molti ebrei ritenevano esclusi da ogni possibilità di salvezza, sono i protagonisti dei più fulgidi esempi di fede. Come infatti dei saggi Re Magi, incuranti della povertà di una capanna o di una mangiatoia, l’evangelista dichiara “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono” (Mt 2,11), così anche del centurione romano e dei suoi commilitoni presenti sotto la Croce di Cristo, incuranti dell’odio verso Gesù che riempiva il Golgota, è scritto “furono presi da grande timore e dicevano: "Davvero costui era Figlio di Dio!"” (Mt 27,54).
In generale, a partire proprio dall’Epifania, è come se il Vangelo trapuntasse di stelle l’intera volta della Chiesa di Cristo: una luce che si fa sempre più intensa e frequente mentre rivela la gloria del Dio-Bambino e che, per dirlo con l’evangelista Giovanni, illumina ogni uomo.
In particolare, il Vangelo di oggi pare rappresentare quella costante tensione verso la ricerca di Dio, comune a tutti gli uomini, anche verso i pagani, quando dichiara: "Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo". (Mt 2,1-2). Al posto dei Re Magi c’è infatti ognuno di noi nella sua ricerca personale, a volte travagliata, a volte lunga e logorante, della verità e dell’autentica felicità, che sono aspetti di Dio stesso.

Quando cerchiamo Dio, possiamo avere la consolante certezza di essere attesi e di essere guidati anche noi da una stella luminosa: “su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere” (Is. 60,1).
Quando incontriamo per la prima volta la nostra felicità, che ha il nome di Gesù, anche noi riconosciamo questa stella fermarsi sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.” (Mt 2,11).
Ed allora ciascuno di noi potrà portare i suoi doni più preziosi al Bambin Gesù, che se nell’oro, nell’incenso e nella mirra trovano soltanto una metafora per la regalità, la divinità ed il sacrificio della Croce di Cristo, nell’offerta della nostra vita di tutti i giorni troveranno il loro compimento.
“Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l'abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.” (Is. 60,6)

R.D.