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Giovedì 19 Marzo

LE LACRIME SEMINANO SPERANZA

Dedicata alla figura di Rachele, "donna del suo popolo, grande matriarca della sua tribù", la prima udienza generale del 2017 di Papa Francesco. “Guarda il Crocifisso: Dio ci ha dato suo Figlio e Lui ha sofferto, e forse lì troverai una risposta. Ma risposte di qua non ci sono. Soltanto guardare l’amore di Dio che dà suo Figlio, che offre la sua vita per noi, può indicare qualche strada di consolazione.”


Papa Francesco durante l’udienza generale di mercoledì 4 gennaio 2017 (Aula Paolo VI, Città del Vaticano)
Foto SIR – Riproduzione riservata

“Tante volte, nella vita, le lacrime seminano speranza”. Per aiutare a comprendere questa realtà “non facile da capire” ma vera, il Papa ha indicato, nell’udienza dello scorso 4 gennaio in Aula Paolo VI, l’esempio di Rachele, “una figura di donna che ci parla della speranza vissuta nel pianto”, di lacrime raccolte da Dio per offrire a colei che piange per i propri figli “una speranza di vita impensata”.

“Davanti alla tragedia della perdita dei figli – esordisce il Papa – una madre non può accettare parole o gesti di consolazione, che sono sempre inadeguati, mai capaci di lenire il dolore di una ferita che non può e non vuole essere rimarginata. Un dolore proporzionale all’amore”.

Al centro della prima udienza generale del 2017 c’è Rachele, “donna del suo popolo, grande matriarca della sua tribù”, sposa di Giacobbe e madre di Giuseppe e Beniamino, morta nel dare alla luce il suo secondogenito. Rachele “racchiude in sé il dolore di tutte le madri del mondo, di ogni tempo, e le lacrime di ogni essere umano che piange perdite irreparabili”. “Sono tante, anche oggi, le madri che piangono, che non si rassegnano alla perdita di un figlio, inconsolabili davanti a una morte impossibile da accettare”.

Il Papa attualizza così il rifiuto di Rachele “che non vuole essere consolata”: un rifiuto pieno di quella “delicatezza” che “ci viene chiesta davanti al dolore altrui”. “Per parlare di speranza a chi è disperato – raccomanda Francesco – bisogna condividere la sua disperazione; per asciugare una lacrima dal volto di chi soffre, bisogna unire al suo il nostro pianto. Solo così le nostre parole possono essere realmente capaci di dare un po’ di speranza”. “E se non posso dire parole così – aggiunge – con il pianto, con il dolore, meglio il silenzio: la carezza, il gesto e niente parole”. “Tante volte, nella nostra vita, le lacrime seminano speranza, sono semi di speranza”, assicura il Papa: “Proprio per il pianto della madre, c’è ancora speranza per i figli, che torneranno a vivere”. “Le lacrime hanno generato speranza”. “Questo non è facile da capire, ma è vero”.

“Quando qualcuno si rivolge a me e mi fa domande difficili – ‘ma Padre, perché soffrono i bambini?’ – davvero io non so cosa rispondere”. Citando il testo di Geremia in cui si descrive Rachele che piange i suoi figli, brano poi ripreso da Matteo e applicato alla strage degli innocenti, Francesco ricorda che tale testo “ci mette di fronte alla tragedia dell’uccisione di esseri umani indifesi, all’orrore del potere che disprezza e sopprime la vita. I bambini di Betlemme morirono a causa di Gesù. E Lui, Agnello innocente, sarebbe poi morto, a sua volta, per tutti”.

“Il Figlio di Dio è entrato nel dolore degli uomini, lo ha condiviso e ha accolto la morte”, prosegue il Papa: “La sua Parola è definitivamente parola di consolazione, perché nasce dal pianto”. “Non bisogna dimenticare questo”, il monito. “Guarda il Crocifisso: Dio ci ha dato suo Figlio e Lui ha sofferto, e forse lì troverai una risposta. Ma risposte di qua non ci sono. Soltanto guardare l’amore di Dio che dà suo Figlio che offre la sua vita per noi, può indicare qualche strada di consolazione. Per questo si dice che Dio è entrato nel dolore degli uomini”. (Fonte: Agenzia SIR)

Per leggere il testo integrale della catechesi di Papa Francesco di mercoledì 4 gennaio 2017, cliccare qui

Cernusco sul Naviglio, 5 gennaio 2017