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Giovedì 19 Marzo

GIUSEPPE INSEGNA A FIDARSI DI DIO

Su suo invito, non ripudia Maria sua promessa sposa, ma la prende con sé. Giuseppe ci insegna a fidarci sempre di Dio. Giuseppe è chiamato a custodire la Parola fatta carne, e dunque ad accoglierla. Chi custodisce con fedeltà sa anche attendere: è la fede paziente di colui che spera contro ogni speranza. E che sa mutare direzione e cammino verso un orizzonte che resta oscuro, se il Signore lo chiede.


Foto archivio SIR – Riproduzione riservata

E’ la domenica in cui l’annuncio del Messia si inserisce in un contesto che coinvolge, da un lato, la storia del popolo di Israele e, dall’altro, si apre al mondo. Ed è interessante notare che questa nascita avviene in un territorio che, per usare termini geopolitici di oggi, possiamo definire stato cuscinetto tra superpotenze dell’epoca: l’Egitto dei faraoni, la Persia e, soprattutto, Roma. La Galilea era sotto un governatore romano, e la Giudea era sotto l’autorità di un governante manovrato da Roma. Gesù, dunque, nasce in un piccolo paese ripetutamente invaso; nasce lui stesso profugo, lontano dalla casa dei genitori.

Matteo ferma l’attenzione sui genitori di Gesù, nel suo Vangelo, dicendo subito che Maria è incinta senza aver conosciuto uomo. “Il Figlio di Dio ‘viene’ nel suo seno per diventare uomo e lei lo accoglie” afferma Papa Francesco nelle parole prima dell’Angelus. “Così, in modo unico, Dio si è avvicinato all’essere umano prendendo la carne da una donna”. Nel diritto giudaico il fidanzamento, benché non ci fosse ancora convivenza tra coloro che sarebbero diventati marito e moglie, è come un anticipo del matrimonio, e crea un legame giuridico, in attesa dell’accoglimento in casa. Giuseppe scopre che la sua promessa sposa è in attesa di un figlio, e lui, uomo giusto come si legge in Matteo, deve sciogliere il vincolo nuziale, come prevede la legge. Però non vuole farlo pubblicamente, ma privatamente, e per questo Matteo lo definisce uomo giusto.

“Se l’accusa la lapideranno”, commentava Papa Francesco nell’omelia a Santa Marta il 18 dicembre di due anni fa, “ma non vuole, anche se non capisce. Sa che Maria è incapace di infedeltà. In questi momenti brutti gli eletti di Dio per fare la storia devono prendere il problema sulle spalle, senza capire. Così il Signore fa la storia”. Il fanciullo che vedrà la luce porta in sé la dimensione storica di un bimbo nato dal seme di Davide; e, nello stesso tempo, la dimensione divina che si rivela in Isaia, nella prima lettura: una giovane donna concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuel, Dio con noi. Nome, quest’ultimo, che ritroviamo nelle parole che l’angelo rivolge a Giuseppe, interpellato esplicitamente, in sogno, come figlio di Davide.

Matteo si sofferma sulla straordinaria e drammatica obbedienza di fede di Giuseppe. “La volontà di Dio per lui – scrive Benedetto XVI nel suo libro “L’infanzia di Gesù” – non è una legge imposta dall’esterno, ma gioia. La legge gli diventa spontaneamente vangelo, buona novella, perché egli la interpreta in atteggiamento di apertura personale e piena di amore verso Dio, e così impara a comprenderla e a viverla dal di dentro”. E in quanto figlio di Davide, ricorda Benedetto XVI, Giuseppe sa che “deve farsi garante della fedeltà di Dio”.

Francesco mette in evidenza, all’Angelus, come Giuseppe “da solo non possa darsi una spiegazione dell’avvenimento che vede verificarsi sotto i suoi occhi”. Ma proprio “in quel momento di dubbio, anche di angoscia, Dio gli si fa vicino – anche a lui – con un suo messaggero ed egli viene illuminato sulla natura di quella maternità: ‘il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo’”. Di fronte all’evento straordinario, “che certamente suscita nel suo cuore tanti interrogativi – dice Francesco – si fida totalmente di Dio che gli si avvicina e, seguendo il suo invito, non ripudia la sua promessa sposa ma la prende con sé e sposa Maria. Accogliendo Maria, Giuseppe accoglie consapevolmente e con amore colui che in lei è stato concepito per opera mirabile di Dio, a cui nulla è impossibile”.

Giuseppe ci insegna a fidarci sempre di Dio. Da notare che in tutto il racconto Giuseppe non pronuncia alcun parola, ma resta in silenzio, quasi a ricordarci che è nel silenzio che si ascolta la Parola, e nel silenzio si matura ogni vera risposta di fede. Giuseppe è chiamato a custodire – come ricorda Papa Francesco – la Parola fatta carne, e dunque ad accoglierla. Chi custodisce con fedeltà sa anche attendere: è la fede paziente di colui che spera contro ogni speranza. E che sa mutare direzione e cammino verso un orizzonte che resta oscuro, se il Signore lo chiede.

Fabio Zavattaro per Agenzia SIR
Riproduzione riservata

Per leggere il testo integrale dell’Angelus di Papa Francesco di domenica 18 dicembre 2016, visita https://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2016/documents/papa-francesco_angelus_20161218.html

Cernusco sul Naviglio, 19 dicembre 2016