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“GUARDANDO SOLO AL NOSTRO IO, DIVENTIAMO CIECHI, SPENTI E RIPIEGATI SU NOI STESSI,

“Guardando solo al nostro io, diventiamo ciechi, spenti e ripiegati su noi stessi, privi di gioia e di vera libertà”. E ancora: “Quante tentazioni hanno la forza di annebbiare la vista del cuore e di renderlo miope! Quanto è facile e sbagliato credere che la vita dipenda da quello che si ha, dal successo o dall’ammirazione che si riceve; che l’economia sia fatta solo di profitto e di consumo; che le proprie voglie individuali debbano prevalere sulla responsabilità sociale!”

Papa Francesco, nell’omelia della Liturgia penitenziale presieduta lo scorso 4 marzo nella basilica di San Pietro in Vaticano, ha invitato i fedeli presenti, in questa Quaresima giubilare, a fare propria la richiesta del cieco Bartimeo: “Che io veda di nuovo”. “È questa la richiesta che vogliamo rivolgere al Signore”, ha esordito: “Vedere di nuovo, dopo che i nostri peccati ci hanno fatto perdere di vista il bene e ci hanno distolto dalla bellezza della nostra chiamata, facendoci invece errare lontano dalla meta”. “Questo brano di Vangelo ha un grande valore simbolico ed esistenziale, perché ognuno di noi si trova nella situazione di Bartimeo”, ha spiegato il Papa: “La sua cecità lo aveva portato alla povertà e a vivere ai margini della città, dipendendo dagli altri in tutto”. “Anche il peccato ha questo effetto: ci impoverisce e ci isola”, il monito del Papa: “È una cecità dello spirito, che impedisce di vedere l’essenziale, di fissare lo sguardo sull’amore che dà la vita; e conduce poco alla volta a soffermarsi su ciò che è superficiale, fino a rendere insensibili agli altri e al bene”.

“Gesù passa; passa e non va oltre”. E in quel “si fermò”, del Vangelo, “un fremito attraversa il cuore, perché ci si accorge di essere guardati dalla Luce, da quella Luce gentile che ci invita a non rimanere rinchiusi nelle nostre scure cecità”. Con queste parole il Papa ha descritto la dinamica che ci fa avvertire la nostalgia di Dio, e il bisogno della sua misericordia, quando ci allontaniamo da lui con il peccato. “La presenza vicina di Gesù fa sentire che lontani da Lui ci manca qualcosa di importante”, ha spiegato Francesco: “Ci fa sentire bisognosi di salvezza, e questo è l’inizio della guarigione del cuore”. Poi, “quando il desiderio di essere guariti si fa audace, conduce alla preghiera, a gridare con forza e insistenza aiuto, come fa Bartimeo: ‘Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!'”.


Al termine della celebrazione penitenziale dello scorso 4 marzo, Papa Francesco si è accostato al sacramento della Riconciliazione.
(Foto Siciliani Gennari / SIR – Riproduzione riservata)

“C’è sempre qualcuno che non vuole fermarsi, che non vuole essere disturbato da chi grida il proprio dolore, preferendo far tacere e rimproverare il povero che dà fastidio”. È l’analisi del Papa, che poi ha stigmatizzato “la tentazione di andare avanti come se nulla fosse”, cedendo alla quale “si rimane distanti dal Signore e si tengono lontani da Gesù anche gli altri”. “Riconosciamo di essere tutti mendicanti dell’amore di Dio, e non lasciamoci sfuggire il Signore che passa”, l’invito di Francesco.

“Questo Giubileo della Misericordia è tempo favorevole per accogliere la presenza di Dio, per sperimentare il suo amore e ritornare a Lui con tutto il cuore”, sono state le parole del Papa, seguite dall’invito a fare “come Bartimeo”: “gettiamo via il mantello e alziamoci in piedi: buttiamo via, cioè, quello che ci impedisce di essere spediti nel cammino verso di Lui, senza paura di lasciare ciò che ci dà sicurezza e a cui siamo attaccati; non rimaniamo seduti, rialziamoci, ritroviamo la nostra statura spirituale, la dignità di figli amati che stanno davanti al Signore per essere da Lui guardati negli occhi, perdonati e ricreati”. “La parola che forse oggi arriva al nostro cuore – ha aggiunto Francesco – è la stessa della creazione dell’uomo: ‘Alzati!’ Dio ci ha creati in piedi”.

“Non dimentichiamo: è solo Dio che agisce in ogni persona – ha proseguito il Papa -. Nel Vangelo è Lui che si ferma e chiede del cieco; è Lui a ordinare che glielo portino; è Lui che lo ascolta e lo guarisce”. “Bartimeo ‘subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada’. Anche noi, quando ci accostiamo a Gesù, rivediamo la luce per guardare al futuro con fiducia, ritroviamo la forza e il coraggio per metterci in cammino”. “Chi crede, vede”, ha assicurato Francesco, ”va avanti con speranza, perché sa che il Signore è presente, sostiene e guida”. E “dopo l’abbraccio del Padre, il perdono del Padre – ha concluso il Papa – facciamo festa nel nostro cuore, perché Lui fa festa”.

Per leggere:
- il testo del vangelo commentato (Marco 10, 46-52), cliccare qui
-
il testo integrale dell’omelia, cliccare qui

Cernusco sul Naviglio, 14 marzo 2016