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Domenica 5 Aprile

“LA CARITÀ DIVINA È LA BUSSOLA CHE ORIENTA LA NOSTRA VITA”

«Prima di incamminarci in ogni attività: lì troviamo la direzione, da essa impariamo come guardare i fratelli e il mondo». «“Ubi amor, ibi oculus”, dicevano i Medioevali: dove c’è l’amore, lì c’è la capacità di vedere. Solo ‘se rimaniamo nel suo amore’ sapremo comprendere e amare chi ci vive accanto.»

“La carità sta al centro della vita della Chiesa e ne è veramente il cuore, come diceva santa Teresa di Gesù Bambino”. Lo ha affermato il Papa, ricevendo lo scorso 26 febbraio in udienza nella Sala Clementina, in Vaticano, i partecipanti al congresso internazionale promosso dal Pontificio Consiglio “Cor Unum” sul tema: “La carità non avrà mai fine. Prospettive a dieci anni dall’enciclica Deus caritas est”. “Sia per il singolo fedele, sia per la comunità cristiana nel suo insieme – ha ricordato Francesco – vale la parola di Gesù, secondo cui la carità è il primo e il più alto dei comandamenti: ‘Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza … Amerai il tuo prossimo come te stesso'”.”La prima enciclica di Papa Benedetto XVI tratta un tema che permette di ripercorrere tutta la storia della Chiesa, che è anche storia di carità”, ha proseguito il Papa: “È una storia di amore ricevuto da Dio, che va portato al mondo: questa carità ricevuta e donata è il cardine della storia della Chiesa e della storia di ciascuno di noi”. L’atto di carità, ha ricordato infatti il Papa, “non è solo un’elemosina per lavarsi la coscienza; include un’attenzione d’amore rivolta all’altro, che considera l’altro un’unica cosa con se stesso e desidera condividere l’amicizia con Dio”.


Papa Francesco in Piazza San Pietro (foto SIR)

“Carità e misericordia – per Papa Francesco - sono strettamente legate, perché sono il modo di essere e di agire di Dio: la sua identità e il suo nome”. Il Santo Padre si è poi soffermato sul legame tra carità e misericordia. “L’anno giubilare che stiamo vivendo – ha affermato – è anche l’occasione per ritornare a questo cuore pulsante della nostra vita e della nostra testimonianza, al centro dell’annuncio di fede: Dio è amore”. “Dio non ha semplicemente il desiderio o la capacità di amare; Dio è carità: la carità è la sua essenza, la sua natura”, ha ribadito il Papa. Egli “è unico, ma non è solitario; non può stare da solo, non può chiudersi in sé stesso, perché è comunione, è carità, e la carità per sua natura si comunica, si diffonde. Così Dio associa alla sua vita di amore l’uomo e, anche se l’uomo si allontana da Lui, Egli non rimane distante e gli va incontro”. “Questo suo venirci incontro, culminato nell’incarnazione del Figlio – ha spiegato Francesco – è la sua misericordia; è il suo modo di esprimersi verso di noi peccatori, il suo volto che ci guarda e si prende cura di noi”.

Ogni nostra forma di amore, di solidarietà, di condivisione è solo un riflesso di quella carità che è Dio”, che “senza mai stancarsi, riversa la sua carità su di noi e noi siamo chiamati a diventare testimoni di questo amore nel mondo”: così ha proseguito il Papa, che poi ha esortato i presenti a “guardare alla carità divina come alla bussola che orienta la nostra vita, prima di incamminarci in ogni attività: lì troviamo la direzione, da essa impariamo come guardare i fratelli e il mondo”. “‘Ubi amor, ibi oculus’, dicevano i Medioevali: dove c’è l’amore, lì c’è la capacità di vedere – ha quindi concluso Francesco -. “Solo ‘se rimaniamo nel suo amore’ sapremo comprendere e amare chi ci vive accanto”.

Cernusco sul Naviglio, 29 febbraio 2016