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Domenica 5 Aprile

“NEL CUORE DELL’UOMO È INSCRITTO L’ANELITO A UNA TERRA”

“La sfida ambientale che viviamo e le sue radici umane ci toccano tutti e ci interpella. Non possiamo più far finta di niente di fronte a una delle maggiori crisi ambientali della storia”: lo ha detto Papa Francesco nel suo viaggio in Messico, tributando un omaggio alle comunità indigene: “In questo voi avete molto da insegnarci. I vostri popoli sanno relazionarsi armonicamente con la natura, che rispettano come fonte di nutrimento, casa comune e altare del condividere umano”.

“In molte forme e molti modi si è voluto far tacere e cancellare questo anelito, in molti modi hanno cercato di anestetizzarci l’anima, in molte forme hanno preteso di mandare in letargo e addormentare la vita dei nostri bambini e giovani con l’insinuazione che niente può cambiare o che sono sogni impossibili”. Dal Chiapas, confine d’ingresso dei migranti a meno di 200 chilometri di distanza dalla frontiera con il Guatemala, il Papa non ha avuto paura di alzare la voce di fronte alle ingiustizie subite dalle comunità indigene locali, alle quali la Messa a San Cristobal de las Casas, celebrata lo scorso 15 febbraio, è stata dedicata. “Davanti a queste forme, anche il creato sa alzare la sua voce”, il suo monito, tratto dalla Laudato si’: “Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che geme e soffre le doglie del parto”.

“Nel cuore dell’uomo e nella memoria di molti dei nostri popoli è inscritto l’anelito a una terra, a un tempo in cui il disprezzo sia superato dalla fraternità, l’ingiustizia sia vinta dalla solidarietà e la violenza sia cancellata dalla pace”. È stato un altro passaggio dell’omelia della Messa che il Papa ha celebrato in Chiapas, durante la quale ha anche citato un’espressione degli indigeni per spiegare come in essa ci sia “un anelito a vivere in libertà, un anelito che ha il sapore di terra promessa, dove l’oppressione, il maltrattamento e la degradazione non siano la moneta corrente”. “Il nostro Padre – ha garantito Francesco – non solo condivide questo anelito: Egli stesso lo ha suscitato e lo suscita donandoci il suo Figlio Gesù Cristo. In Lui troviamo la solidarietà del Padre che cammina al nostro fianco. In Lui vediamo come quella legge perfetta prende carne, prende volto, prende la storia per accompagnare e sostenere il suo Popolo; si fa Via, si fa Verità, si fa Vita affinché le tenebre non abbiano l’ultima parola e l’alba non cessi di venire sulla vita dei suoi figli”.

Per leggere il testo completo dell’omelia, cliccare qui .

Cernusco sul Naviglio, 22 febbraio 2016