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QUARESIMA, PER RITROVARE “L’AMORE CHE SERVE, NON L’EGOISMO CHE SI SERVE”

“La Parola di Dio, all’inizio del cammino quaresimale, rivolge alla Chiesa e a ciascuno di noi due inviti”. Il primo è quello di san Paolo, “lasciatevi riconciliare con Dio”. Il secondo è quello espresso per mezzo del profeta Gioele: “Ritornate a me con tutto il cuore”. Preghiera, carità, digiuno sono per il Papa le tre “medicine che guariscono dal peccato”.

“Riconoscersi bisognosi di misericordia è il primo passo del cammino cristiano”. Lo ha spiegato il Papa, nell’omelia della Messa celebrata – mercoledì 10 febbario nella Basilica di San Pietro, in Vaticano - con il Rito di benedizione e imposizione delle Ceneri e l’invio del Missionari della Misericordia in occasione del Giubileo. “La Parola di Dio, all’inizio del cammino quaresimale, rivolge alla Chiesa e a ciascuno di noi due inviti”, ha esordito Francesco: il primo è quello di san Paolo, “lasciatevi riconciliare con Dio”. “Non è semplicemente un buon consiglio paterno e nemmeno soltanto un suggerimento, è una vera e propria supplica a nome di Cristo”, ha puntualizzato il Papa, che si è chiesto: “Perché un appello così solenne e accorato?”. “Perché Cristo – la risposta – sa quanto siamo fragili e peccatori, conosce la debolezza del nostro cuore; lo vede ferito dal male che abbiamo commesso e subìto; sa quanto bisogno abbiamo di perdono, sa che ci occorre sentirci amati per compiere il bene”. “Da soli non siamo in grado”, ma “Dio è più grande del nostro cuore”, le parole di Francesco: “Vince il peccato e ci rialza dalle miserie, se gliele affidiamo”. “Sta a noi riconoscerci bisognosi di misericordia”, l’imperativo del Papa. È “il primo passo del cammino cristiano; si tratta di entrare attraverso la porta aperta che è Cristo, dove ci aspetta Lui stesso, il Salvatore, e ci offre una vita nuova e gioiosa”.

La “tentazione di blindare le porte”, “la vergogna ad aprire la porta segreta del cuore”, l’insidia di “allontanarci dalla porta”. Sono i tre “ostacoli che chiudono le porte del cuore”, dai quali il Papa ha messo in guardia, all’inizio della Quaresima. Poi Papa Francesco ha parlato di “Come è arduo amare gli altri, anziché pensare male di loro; come ci costa fare il nostro vero bene, mentre siamo attirati e sedotti da tante realtà materiali, che svaniscono e alla fine ci lasciano poveri”. Quindi il Santo Padre si è soffermato anche sull'”invito di Dio” espresso per mezzo del profeta Gioele: “Ritornate a me con tutto il cuore”.Se bisogna ritornare è perché ci siamo allontanati”, ha spiegato Francesco: “È il mistero del peccato: ci siamo allontanati da Dio, dagli altri, da noi stessi”. “Non è difficile rendersene conto”, l’attualizzazione del Papa: “Tutti vediamo come facciamo fatica ad avere veramente fiducia in Dio, ad affidarci a Lui come Padre, senza paura; come è arduo amare gli altri, anziché pensare male di loro; come ci costa fare il nostro vero bene, mentre siamo attirati e sedotti da tante realtà materiali, che svaniscono e alla fine ci lasciano poveri”.

“Accanto a questa storia di peccato, Gesù ha inaugurato una storia di salvezza”, sono state le parole di Francesco. “Il Vangelo che apre la Quaresima ci invita a esserne protagonisti”, ha evidenziato il Papa e preghiera, carità, digiuno sono le tre “medicine che guariscono dal peccato”.

“La Quaresima sia un tempo di benefica potatura della falsità, della mondanità, dell’indifferenza”. È stato l’invito finale del Papa per questo tempo di preparazione alla Pasqua.

Per leggere il testo integrale dell’omelia di Papa Francesco, cliccare qui .

Cernusco sul Naviglio, 15 febbraio 2016