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Mercoledì 27 Maggio

VOCE AMICA AL CONVEGNO DIOCESANO “LA PASSIONE DI COMUNICARE...”

Una partecipazione “attiva” in quanto la nostra Redazione era stata espressamente invitata sia a presentare un articolo pubblicato su Il Segno del mese di ottobre, sia a esporre con una breve relazione l’esperienza del nostro mensile insieme ad altri due interventi espressione del mondo della comunicazione. Don Walter Magni, che ha recentemente sostituito don Davide Milani quale responsabile dell’Ufficio delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi e portavoce dell’Arcivescovo, ha aperto il convegno all’Auditorium San Carlo, nel centro di Milano, salutando il nostro Vescovo Mario presente e “in ascolto” a tutto l’incontro. Sono state presentate, con ruoli e responsabilità, le persone che da anni sono attori nel quotidiano della comunicazione diocesana: dalla segreteria dell’Ufficio Comunicazioni di piazza Fontana, all’ITL, l’Impresa Tecnoeditoriale Lombarda (che stampa e confeziona la nostra Voce Amica), da RadioMarconi a Telenova. Al tavolo come conduttori i direttori Pino Nardi e Fabio Brenna, il primo del Portale www. chiesadimilano.it e il secondo di RadioMarconi, supportati da don Luca Fossati, collaboratore della curia per gli eventi ed esperto di multimedialità.

Dall’informazione alla comunicazione Punto forte della mattinata è stata la riflessione offerta dal giornalista di “Avvenire”, Alessandro Zaccuri, che ha sottolineato l’importanza di passare dall’informazione alla comunicazione, partendo proprio dalla differenza tra i due aspetti: «Oggi più che mai, informazione e comunicazione non sono questioni di prestigio, ma di responsabilità». Come a dire, non basta riportare la notizia, ma occorre comprendere come fare sinergia sempre meglio con gli strumenti a disposizione nelle parrocchie ponendo attenzione sulla base locale e sull’informazione di prossimità. “Chi ascolta ha sempre ragione” non ci si deve accontentare dello “spirito di servizio” nè compiacersi di come facciamo le cose, ma occorre anche ricordarsi di essere grati ai propri lettori, specialmente oggi in un contesto dove le notizie sono dappertutto! Altra sottolineatura è quella di esser consapevoli che “la gente”, come concetto astratto, non esiste, ma esistono le persone, da rispettare, capire e con cui entrare in dialogo: “ogni comunicazione accade in un contesto”. Per cui è importante fare una “buona informazione” per distinguersi da quella fatta di rumori assordanti, urla, fake news e talk show televisivi. Riportiamo la conclusione di Zaccuri: «Il contesto attuale chiama tutti noi a investire sulle relazioni, ad affermare, anche nella rete e attraverso la rete, il carattere interpersonale della nostra umanità. A maggior ragione, noi cristiani siamo chiamati a manifestare quella comunione che segna la nostra identità di credenti. Il futuro passa più in fretta del passato, non è che tutti devono fare tutto, ma chi fa qualcosa è tenuto a farlo bene». Poi, grazie alla tecnologia dei telefonini un primo giro di domande con risposte e grafici immediatamente proiettati in sala e risultato del sondaggio tra i presenti, da cui emergono alcune indicazioni: l’importanza dei siti web come fonte informativa, la capacità dei comunicatori locali di essere in relazione con il territorio anche attraverso mezzi sempre più social come i gruppi WhatsApp, Telegram, Twitter, pur rimarcando il ruolo e il riferimento primario dei “bollettini parrocchiali” e del Portale della Diocesi, come strumento unificante e centrale dell’informazione. Le testimonianze attive Sono seguite le tre testimonianze. Vi proponiamo nel box a lato quella di Giancarlo Melzi per la Redazione di Voce Amica e riassumiamo sinteticamente l’impegno delle altre due. Quella raccontata da Mario Rossi, della CP “San Giovanni Paolo II”, in zona Greco a Milano, a riguardo del sito che conta 3900 accessi (solo nell’ultimo mese di giugno) nato dall’esperienza dei siti delle due parrocchie che ora costituiscono la Comunità pastorale. «Abbiamo una buona integrazione con la multietnicità del quartiere, in cui il sito fa da collante. Le pagine viste sono aumentate per il fatto che, anche gli anziani, accedono ormai alle app della Liturgia delle Ore. Quasi 1000 sono le persone iscritte alla nostra mailing list alle quali, settimanalmente, viene inviata un’indicazione di headlines delle notizie del sito». La terza testimonianza ha visto Emilia Flocchini, amministratore della pagina Facebook “Due Cortili”, espressione degli oratori di due parrocchie del quartiere Gratosoglio, attraverso le quali ha raccontato il “Campus della pace”, partito nel 2016 con l’incontro tra giovani di nazionalità diverse e al quale, nel 2019, sono stati invitati molte centinaia di ragazzi dei Licei di Milano. A seguire il secondo blocco di domande via smartphone da cui è emersa, per i comunicatori locali, la difficoltà di avvicinare collaboratori e volontari, il sentirsi soli e il trovare il modo giusto per comunicare. Le aspettative maggiori riguardano una proficua collaborazione con la Diocesi, per avere sia strumenti per formarsi a scrivere in modo efficace, sia un aiuto concreto nella gestione dei social. L’atteso intervento dell’Arcivescovo Riportiamo alcuni passaggi dell’intervento conclusivo di Monsignor Delpini. «Da questa mattinata sono nate in me più domande che risposte. Mi pare che si possa interpretare la comunicazione, nei nostri contesti ecclesiali, con una pluralità di finalità: far sapere cosa è successo e accadrà nella comunità, fare opinione, convocare . Questo richiede differenti strumenti», sottolinea il Vescovo evidenziando «gli aspetti che mi stanno a cuore». La reciprocità delle relazioni «Anzitutto, le relazioni interpersonali, o comunque di comunità, con una reciprocità che diviene senso di appartenenza. Mi sembra un punto fondamentale, per questo io conto su di voi. Abbiamo buoni professionisti, ma se la comunicazione non raggiunge lo scopo di edificare la comunità attraverso la relazione, fallisce». «Far saper quello che è accaduto in parrocchia ha la sua importanza, però non è veramente lo scopo della comunicazione, a meno che quella informazione faccia appunto crescere un senso di appartenenza. Ma perché la gente di Cernusco legge Voce Amica che fa presumibilmente anche una descrizione di quello che è successo il mese prima? Perché sente che è la sua comunità! E perché non lo leggono quelli che non la leggono? Perche non interessa la vita di quella comunità. Questo per sottolineare come il mezzo di comunicazione è a servizio della relazione tra le persone. La reciprocità è decisiva, e così anche l’informazione ha un suo senso autentico se va oltre la notizia e promuove relazione. Non è soltanto l’Ufficio Comunicazioni Sociali che deve cercare la gente, ma tutti insieme dobbiamo trovare dei modi per stringere legami. La nostra Diocesi deve trovare formule per stabilire relazioni che siamo multiple. » Il vescovo Mario ringraziando i presenti per aver dedicato la mattinata del sabato a questo Convegno, ha però realisticamente aggiunto che le parrocchie della Diocesi sono 1000, e “la diocesi è grande”, ma oggi siamo presenti qui in un centinaio. . . lasciando ben capire che la strada da costruire insieme tra periferia e ufficio centrale diocesano è ancora lunga e che occorre veramente lo sforzo di voler interpellare gli uffici delle diocesi! «Punto che ritengo decisivo. Se noi produciamo tanta comunicazione, ma che non “arriva”, non serve e significa che siamo missionari un po’ a metà. Abbiamo un messaggio da portare a tutti! La cura per le relazioni è sinfonica è corresponsabile. » Tendere alla convocazione «Poi, la comunicazione che tende a una convocazione, perché siamo a servizio della Chiesa. Questo è un aspetto che privilegerei. Convocare significa avere un’autorevolezza per dire che si può fare qualcosa insieme, magari intendendo la pluralità delle iniziative per indicare un’appartenenza più convinta alla Chiesa». La parola, la notizia, l’opinione sui nostri mezzi di comunicazione sono per dire “venite siete convocati! Non solo per far saper, ma per essere chiamati alla comunità“. La buona stampa Infine, un terzo, fondamentale, ultimo aspetto: la buona stampa, anche se si può sostituire la parola, perché può parere antiquata. «É un servizio di sensibilizzazione e di promozione di alcuni strumenti che sono fatti per la Comunità. Il “porta a porta” non può essere un assedio alle persone perché leggano il Bollettino, ma una modalità per rilanciare la missione. La buona stampa può diventare bussare alle porte, senza aspettare solo che la gente entri nella pagina web o sul sito. Si tratta della capillarità nel raggiungere i destinatari con l’iniziativa personale». (E qui ci è venuta in mente la rete capillare dei nostri “distributori”!) Indicazioni preziose giunte dalle parole del nostro Arcivescovo e dalle diverse riflessioni emerse dal Convegno che richiederebbero ulteriori approfondimenti . . . e soprattutto tanta generosità per essere disponibili ad affrontare insieme una presenza sul territorio più evangelica ed efficace.

Maurilio Frigerio


L’INTERVENTO AL CONVEGNO

Difficile condensare in una pagina le tre cartelle presentate al convegno, provo a riassumerne alcuni punti.

Che cosa è “VOCE AMICA”? Voce Amica è il giornale della Comunità pastorale “Famiglia di Nazaret”, potremmo quasi chiamarlo l’organo ufficiale, ormai edito da quasi un secolo. ... E’ bello pensare che la nostra Chiesa locale si possa esprimere con un’unica voce che è stata nel tempo definita “amica della città”. ... Oggi VOCE AMICA ha anche una funzione “storica”, non essendoci più quello che si chiamava “chronicon”, il “diario” in cui il parroco raccoglieva gli eventi che nel tempo segnavano la vita della parrocchia: i numeri di VOCE AMICA raccolti e rilegati anno per anno raccontano la storia della nostra comunità e della sua evoluzione religiosa e civile. Ma VOCE AMICA, in quanto “organo” della Chiesa locale, ne è innanzitutto partecipe della missione e pertanto esiste come strumento al servizio dell’evangelizzazione. La redazione è un luogo particolare in cui, pensando in anticipo al giornale, si ha uno sguardo privilegiato all’intera Comunità pastorale, sia in termini di collaborazione, sia in termini di programma e calendario. La redazione è luogo di corresponsabilità: ogni numero è un puzzle in cui tutte le tessere vanno ogni mese a posizionarsi con il contributo di ciascuno. E occorre fidarsi l’uno dell’altro: non c’è abbastanza tempo perché una sola persona si occupi di tutto e controlli tutto. VOCE AMICA ha una linea editoriale che è passata in Consiglio pastorale, articolata in “obiettivi” che il giornale intende perseguire e che ne indicano lo “stile”.
Perché VOCE AMICA esce in vendita abbinata con “Il Segno”? E’ una scelta, avallata anche questa dal Consiglio pastorale, l’abbinamento con il mensile della nostra diocesi che fa data dal gennaio 1995: si lascia alla testata più autorevole di approfondire “di prima mano” i principali temi legati alla vita della Chiesa Ambrosiana e al nostro territorio regionale. E’ un po’ anche un esercizio di sana umiltà “accontentarsi” di raccontare sul giornale le cose della “nostra Cernusco” e non ospitare un dialogo dei massimi sistemi.

C’è chi dice che il bollettino parrocchiale non debba occuparsi della cose della città Non sono d’accordo che il nostro si possa definire un “bollettino parrocchiale”; se anche come tale è nato, credo che lo si debba considerare un giornale (mensile) vero e proprio. Era il 1934, il Concilio era ancora lontano, e VOCE AMICA di sé scriveva: (il giornale) è soprattutto l’estensione dell’opera della parrocchia fuori dal tempio; è una campana di carta che ripete a tutti indistintamente la voce del Pastore … S’interessa però dei problemi del giorno che hanno un addentellato col problema religioso e così tratta la storia e l’aneddoto locale, il problema sociale, l’educativo, l’istruttivo, e non trascura, se le circostanze la richiedessero, la nota polemica, sempre rispettosa delle persone, ma altresì (capace di prendere posizione) contro abusi che succedessero. Ecco la sua missione.” ... Poi venne il Concilio e la “Gaudium et Spes” ci ha confermato che nulla vi è di genuinamente umano che non possa trovare eco nella comunità cristiana e di conseguenza sulle pagine del nostro giornale.

Una realtà composita Nella nostra Comunità pastorale sono molti i mezzi di comunicazione a nostra disposizione, un bel quadro, in cui compaiono però un paio di “zona grigie” ed a cui manca un “particolare brillante”. La “zone grigie” sono, a mio avviso: la fotografia dell’età dei volontari (mal comune forse con altre associazioni, ma non è mezzo gaudio) la difficoltà ad entrare in dialogo con i “nuovi arrivati” in una città oggetto di rapida espansione Il particolare brillante mancante è, sempre a mio avviso, la costituzione di un Centro Culturale, o qualcosa di simile, capace di stare in mezzo a questi mezzi di comunicazione ed usarli ad una voce (quella della Chiesa locale) per dialogare apertamente con e nella comunità civile e culturale di cui facciamo parte.

Che prospettive ha Voce Amica Il futuro sembra essere contro la carta stampata, e anche i nostri “numeri” stanno calando, anche se non in maniera drastica. Quest’anno stiamo “tenendo” ogni numero a 48 pagine per contenere i costi, ma occorre iniziare a pensare a VOCE AMICA oltre la soglia del secolo di vita. Non possiamo pensare di “sbarcare su Internet” tout-court: una grossa fetta dei nostri affezionati lettori non ci seguirebbe; nè possiamo pensare di restare solo sulla carta: c’è una fetta ancora più grande di “anime” che non raggiungeremmo mai. Abbiamo buttato qualche battuta in redazione, alcuni ci chiedono che faremo: ci stiamo guardando attorno, ma perché non pensare che possa essere proprio il mensile diocesano ad indicarci la strada?

Giancarlo Melzi