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PAOLO VI: IL CRISTIANESIMO NON È FACILE, MA È FELICE

Domenica 14 ottobre il Beato Paolo VI sarà proclamato Santo. Pensiamo a lui, ricordando anche le sue tre visite, da arcivescovo di Milano, alla nostra città. "Cristo non ci ha indicato un programma facile, ma un programma difficile, arduo, pieno di sacrifici. È un Vangelo esigente, invadente dei nostri interessi, difficile. Non lo si può seguire se si è deboli, fiacchi, vili, se si antepongono gli interessi subalterni a quelli superiori dello spirito: il dovere, la giustizia, il bene comune".

Foto da www.agensir.it

Come San Paolo – di cui aveva preso il nome – Paolo VI poteva ripetere: “Tutto io faccio per il Vangelo” (1 Corinzi 9,23). Nei dialoghi con Jean Guitton rifletteva: “Tocca al prete andare verso il popolo; perché il popolo non andrà al prete”. E per questo, da sacerdote, con gli studenti della Fuci; da arcivescovo, con la famosa “Missione” di Milano; e, infine, da Papa, ha cercato con le sue catechesi di annunciare il Vangelo con le sue alte e severe esigenze; senza addolcirlo!

“Fuoco è il Vangelo – diceva – che deve ardere e illuminare; tutti ad infiammarlo e a diffonderlo siamo chiamati. Che ciascuno di noi lo ricordi”. Montini era convinto che “è inutile che il prete suoni la campana, nessuno la ascolta”. Per questo, il prete “deve tornare a farsi missionario, se vuole che il cristianesimo continui ad essere, a fermentare”. Soprattutto nelle visite alle parrocchie romane, quando era solito predicare “a braccio”, come un semplice parroco, lasciando da parte il “noi” maestatico, riusciva a toccare il cuore dei fedeli.

In una società che vorrebbe un Vangelo più sereno, più facile, più comodo, lui ripeteva che “il Vangelo è realista, è pratico, è esigente di applicazioni concrete”. Quando era di moda una interpretazione comoda, lassista, soggettiva; quando si parlava di “teologia della liberazione”, Paolo VI ripeteva che “occorre proclamare di nuovo alte le grandi parole del Vangelo, che, sole, hanno dato luce e pace agli uomini, in altri analoghi sconvolgimenti della storia”. E per questo ha dovuto soffrire contestazioni anche feroci, e incomprensioni. Fino ad essere incompreso, e quasi completamente dimenticato.

La pratica del Vangelo è di molto superiore al variare delle civiltà e delle mode culturali. “Cristo non ci ha indicato un programma facile, ma un programma difficile, arduo, pieno di sacrifici. È un Vangelo esigente, invadente dei nostri interessi, difficile. Non lo si può seguire se si è deboli, fiacchi, vili, se si antepongono gli interessi subalterni a quelli superiori dello spirito: il dovere, la giustizia, il bene comune”.

Al termine della vita, tracciando quasi un consuntivo del suo pontificato, Paolo VI poteva affermare di “aver conservato la fede”, e di aver fatto tutto quello che dipendeva da lui per annunciare solo Cristo e il suo Vangelo. E ricordava: “Il cristianesimo non è facile, ma è felice. Non può appagarsi di giovani mediocri, non può essere vissuto in maniera qualunque; o lo si vive in pienezza, o lo si tradisce!”.

Leonardo Sapienza

reggente della Prefettura della Casa Pontificia
da www.agensir.it

Giovanni Battista Montini, come arcivescovo di Milano, visitò la nostra città in tre occasioni: l’8 ottobre 1959 per amministrare la Cresima e per festeggiare la nomina a monsignore dell’indimenticabile prevosto Claudio Guidali. Ritornò poi per la visita pastorale il 20 marzo 1960 e, in forma privata, domenica 19 agosto 1962 per pregare al capezzale di monsignor Guidali, che gravemente malato morì il successivo 27 agosto.

Cernusco sul Naviglio, 11 ottobre 2018