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Venerdì 2 Gennaio

GLI IMMIGRATI PRODUCONO, ECCOME

Danno al nostro Paese (Pil) più di quanto ricevano in servizi


Foto archivio SIR – Riproduzione riservata

Sei venuto per rubarmi il lavoro? O per usufruire dei servizi che io pago? Ecco: queste sono le frasi che hanno fatto la fortuna dei promotori del Brexit e che si sentono dire e sloganeggiare in mezza Europa. Gli “stranieri”? Una disgrazia, una peste biblica, signora mia come si stava meglio prima!
Rimaniamo in Italia. Costituiscono meno del 10% della popolazione residente (tutte queste stime sono frutto di uno studio di Confindustria e non tengono conto ovviamente di chi sta nel nostro Paese irregolarmente), una percentuale ben inferiore a moltissimi altre nazioni europee. Invasione? Mmh… E che fanno tutto il giorno, ‘sti perdigiorno? Lavorano, molto.

L’apporto dei lavoratori stranieri al prodotto interno lordo italiano è stimato in 124 miliardi di euro, quasi il 9%. Siamo in linea con la percentuale della loro presenza nel territorio, se assommiamo anche quella fetta di lavoro che “sfugge” alle statistiche per le… modalità di pagamento. E che mestieri fanno? Qui lo studio è tranchant: soprattutto quelli che gli italiani non vogliono fare, perché pesanti, poco retribuiti, poco gratificanti, molto “flessibili”. Sono posti di lavoro in agricoltura (raccolta, allevamento), nell’industria pesante (concia, lapideo, metalmeccanica…), nell’edilizia e nei servizi (cura della casa e della persona, turismo, ristorazione…). Secondo l’Istat, nel 2015 le persone in regola in questo settore erano 886mila. Di queste, ben 673mila sono straniere. Un dato che parla da solo.

Ora esaminiamo il punto numero due: io pago, tu usufruisci di sanità, istruzione, assistenza, casa… Ebbene, tutti gli studi sottolineano che la differenza tra quanto pagano e quanto ricevono è positiva (o negativa per loro): 12 miliardi di euro. È chiaro che pesano molto sui welfare municipali, quelli più vicini ai nostri occhi e che quindi scatenano gli slogan di cui sopra. Gli stranieri vivono soprattutto nelle città, hanno redditi bassi, hanno più bisogno di sostegni economici. Non vediamo però il loro apporto alla previdenza pubblica, alla fiscalità generale, ecc.

Altra cosa da sottolineare: il combinato di crisi economica, burocrazia complessa e leggi restrittive hanno fatto diminuire le regolarizzazioni in questi ultimi anni, insomma il loro numero sta calando. Crescerà in futuro, le proiezioni dicono che tra mezzo secolo costituiranno un quinto della popolazione residente in Italia. Ma non ci sarà sovrappopolazione per un semplice fatto: gli italiani “veri” (noi, popolo mai “contaminato” nella storia da centinaia di migrazioni di qualsiasi tipo…) saranno sempre di meno perché non fanno più figli. Abitudine che prendono presto pure coloro che vengono ad abitare qui. Le proiezioni valgono quello che valgono: chi vivrà vedrà.

Nicola Salvagnin per Agenzia SIR

Riproduzione riservata

Cernusco sul Naviglio, 11 luglio 2016