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Martedì 7 Aprile

TEMPO DI RIPARTIRE. COMPETENZA, SPERANZA. E RIMETTERE DIO IN CIMA

Non sembra vero, ma ci è dato di ripartire. Usciamo da mesi complicati e difficili: la paura ci ha segnato, portiamo con noi il dolore per tante persone care che non ci sono più, la normalità non è ancora piena. Eppure, siamo qui, forse diversi… più vulnerabili… in alcuni casi più arrabbiati, ma con una grande occasione tra le mani, l’occasione unica di chiederci cosa ci hanno insegnato questi mesi, chi siamo e come vogliamo vivere. Vogliamo archiviare questo tempo di isolamento e di fatica come un brutto sogno? Vogliamo fare finta che il peggio sia passato? Vogliamo guardare subito avanti come se volessimo dimenticare? Scelte legittime, ma che non servono a niente, se non a renderci superficiali e indifferenti. Poniamoci invece una domanda: questa tragedia può essere il punto di partenza per diventare migliori? Non abbiamo molta scelta se desideriamo dare un senso a quanto abbiamo vissuto. Sta a noi scegliere.

Nessuno può farlo al nostro posto. Competenza e speranza sono le due parole chiave che mi vengono incontro. Toccano da vicino la responsabilità di tutti noi e in particolare di chi amministra la res publica, sia esso un politico o un funzionario che ricopre incarichi di servizio pubblico o sociale. In questi mesi sono venute a galla tante mancanze. Sono tanti i politici e i funzionari onesti e competenti, che vivono il loro ruolo come un servizio e una vocazione, ma è evidente che questa emergenza ci ha trovato impreparati ad affrontare il virus, soprattutto in molte Rsa e sul territorio. Da tutto questo però possiamo trarre un insegnamento che ci aiuti a rilanciare la politica e la pubblica amministrazione come spazio ideale, come orizzonte di senso, in cui dare ali a progetti di bene, a grandi valori, a speranze vere. La competenza, lo studio, un metodo e una formazione permanente devono tornare al centro di tutto. Non ci possiamo improvvisare. A parole tutti vogliono risolvere i problemi. Nei fatti, continuiamo a disperdere sforzi ed energie in sterili polemiche e battibecchi di corto respiro, dispute di potere più che confronto sui contenuti.

Una riflessione di Ernesto Olivero
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