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Giovedì 26 Gennaio

BENEDICITE LUMEN ET TENEBRAE DOMINO

Un pensiero delle Romite Ambrosiane, dal Sacro Monte di Varese

Carissimi amici, forse, mentre eravate alle prese con pennelli e tavolozza per dipingere la vostra storia, una sera c’è stato un black-out e tutto è scomparso … meglio, è rimasto nascosto a suggerire che anche i colori più belli lottano contro qualcosa che li nasconde … ma così volle Dio, meglio così Dio creò il tempo. Sì, perché la luce fu accanto alle tenebre e così nacque lo scorrere dei giorni, ci fu il tempo, il tempo misurabile, narrabile, ordinabile e capace di ordinare proprio per questo alternarsi di luce e tenebre, di colori e di nero.

Ma torniamo alla tavolozza diventata oscura nella notte, all’alternarsi nella nostra vita di momenti in cui splende la bellezza e benediciamo Dio perché “è cosa buona” ad altri in cui scompare o rimane annebbiato il senso, l’orizzonte, il domani. Perché sì, Dio, implicitamente, ha creato la notte ed anche quella, infine, è cosa buona. Quel separare – Dio separò la luce dalle tenebre (Gen 1, 4),che è il verbo della creazione, è un invito anche per noi, anche noi chiamati a separare per comprendere la bellezza, per far nostra la vita … chiamati a separare o a discernere che poi (etimologicamente) è la stessa cosa.

Nel Vangelo di Giovanni Gesù ripetutamente ribadisce la distinzione tra giorno e notte, Lui è la luce e noi possiamo operare e camminare solo nel giorno, finché la luce non ci viene tolta. È dunque notte quando Giuda esce dal cenacolo (13, 30), ma anche era ancora buio quando il giorno della risurrezione Maria di Magdala andò: al sepolcro e non trovò il corpo e non poté comprendere (cfr. 20, 1); è appena l’alba sulla riva del lago di Tiberiade dove il Risorto attende i discepoli al termine di una nottata di pesca infruttuosa e non è riconosciuto (cfr. 21, 4). E noi in quale ora del giorno siamo? Se infatti il giorno della risurrezione già splende, non sempre è facile riconoscerlo e può facilmente accadere che dove ad alcuni appaiono tenebre per altri splenda la luce. Così già avvenne agli egiziani nella notte della Pasqua ebraica: Su di loro si stendeva una notte profonda, immagine della tenebra che li avrebbe avvolti; ma essi erano a se stessi più gravosi delle tenebre. Per i tuoi santi invece c’era una luce grandissima (Sap 17, 20 – 18, 1).

Dunque noi in quale ora del giorno siamo? Sarebbe facile dire che se con noi è il Signore è giorno, altrimenti è notte. Tante volte infatti il Signore è con noi e noi non lo riconosciamo perché non lo cerchiamo o è là dove non ce lo aspettiamo o dove non vogliamo guardare. E poi anche per Gesù è stata la notte e profondamente oscura ed in pieno giorno … a mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio (Mt 27, 45) … Dio quindi non solo creò la notte, ma anche la abitò, la riempì di sé così che le tenebre non sono più come quelle primordiali quando la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso (Gen 1, 2): allora le tenebre nascondevano il vuoto. Ora la notte può essere piena di attesa perché conosce il giorno, perché è visitata dal Signore. Ancora c’è lotta tra luce e tenebre, una lotta dagli esiti incerti, non si afferma ancora un vincitore: la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta (Gv 1, 5). È dunque forse il tempo del dialogo tra luce e notte, del loro avvicendarsi. E desta stupore che la Scrittura le metta insieme là dove invita tutto l’esistente a benedire il Signore: benedite luce e tenebre il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli (Dan 3, 71). Forse la luce non può benedire il Signore senza le tenebre perché Dio è benedetto nella sua misericordia, nel suo amore che è per sempre [cfr. Sal 117(118), 1] e questo è il tempo della misericordia in cui imparare a non scartare niente di noi stessi, della nostra storia, di quanti abbiamo accanto, del mondo; non scartare niente ma nell’attesa tutto offrire al Signore, al suo amore che continuamente crea e ricrea. Questo è il tempo in cui attraversare ogni tenebra con la luce dell’amore di Dio, con la fede – a volte cieca – nella Sua presenza, con la speranza che attende l’aurora perché dall’alto sorge per noi un Sole … e questo è il tempo della misericordia in cui vivere nella luce conoscendo e attraversando le tenebre incontrate da ogni fratello perché solo insieme si può benedire il Signore attendendo il giorno eterno.

dal sito delle Romite Ambrosiane al Monastero Santa Maria del Monte di Varese