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Giovedì 11 Agosto

E’ MANCATO IL SACERDOTE CERNUSCHESE DON ENRICO GHEZZI

Il sacerdote, nativo di Cernusco, 83 anni a giugno, è deceduto il 15 marzo. Tra i promotori del convegno “sui mali di Roma” del 1974, è stato per 15 anni parroco al Labaro e per 17 all’Eur. I funerali saranno celebrati domani 16 Marzo alle ore 15.30 Fraterna Domus di Sacrofano, Via Sacrofanese 25

Ricordiamo don Enrico Ghezzi attraverso le pagine di Voce Amica di Marzo 2016, in occasione del suo 50° di ordinazione sacerdotale.

“Pochi Cernuschesi conoscono il concittadino Fr. Pancrazio Ghezzi dell’Ordine Ospedaliero dei  Fatebenefratelli. Si capisce il perchè: Fr. Pancrazio lasciava la parrocchia ancora in giovane età per seguire il Signore nella duplice vocazione sacerdotale e religiosa e, a Cernusco, non faceva quasi mai ritorno se non di tanto in tanto molto raramente e per brevissimo tempo. Ora, tra pochi giorni, e precisamente sabato 26 marzo, Fr. Pancrazio Ghezzi sarà ordinato sacerdote a Roma e farà ritorno in parrocchia a Pasqua per celebrare la sua prima S. Messa nel fulgore e nella gloria di Cristo risorto”.
Con queste parole sul numero di marzo del 1966 veniva annunciata alla comunità la bella notizia di una nuova ordinazione sacerdotale: un nuovo prete, un prete di Cernusco! Sono passati 50 anni e ricordiamo ancora attraverso le pagine di Voce Amica questo lieto anniversario. Nato il 22 giugno 1938, dopo aver prematuramente perso la mamma ed il papà, concretizzò la propria vocazione nel sacerdozio dedicando la vita al mondo della sofferenza e degli ammalati: nel 1949 entrava a far parte della grande famiglia dell’Ordine Ospedaliero dei Fatebenefratelli. Poi dopo gli studi a Milano, emetteva, nell’Istituto cernuschese di via Cavour, i voti solenni perpetui lasciando il nome di battesimo, Enrico, e assumendo quello di Fra Pancrazio, era il 15 luglio del 1962. Dopo il trasferimento al collegio internazionale di Roma, dove frequentò la facoltà di teologia della Gregoriana, venne consacrato sacerdote il 26 marzo 1966.
Dal 1973 è incardinato nella Diocesi di Roma: per 15 anni parroco a San Melchiade, nella borgata romana del Labaro, per 17 anni a San Vigilio, all’Eur, e poi rettore, e per tre anni, a Santa Maria dell’Orto a Trastevere. Anche il settimanale Famiglia Cristiana nel dicembre del 2014 gli ha dedicato un articolo titolato «Roma, la mia vita in borgata alla scuola della Parola», dove, lo presenta come un sacerdote operoso che, giunto agli anni della pensione, si gode un meritato periodo di riposo scandendo le giornate tra studio, preghiera e impegni pastorali. «Perché in realtà non ho mai smesso di seguire la mia gente e do’ volentieri una mano, per i catechisti, le Messe e per i bambini della prima Comunione, nella parrocchia della Stella mattutina». Vado ancora spesso in borgata a trovare soprattutto le famiglie in difficoltà. Il pomeriggio, invece, quasi sempre è dedicato ai libri.
Sappiamo che segue ancora le notizie della sua Cernusco, perché riceve regolarmente Voce Amica, e qualche vecchio amico… lo va a trovare a Roma. A lui giungano gli auguri di tutta la Comunità pastorale Famiglia di Nazaret. V.A.

 

Nella testimonianza di un amico la passione per la vita e per Cernusco
Don Enrico: non una comune categoria di sacerdote

Dopo essere andato a Roma da Frate (Pancrazio) frequenta l’Università Gregoriana (dove incontra il futuro Cardinal Martini) diventando poi prete della Diocesi di Roma e svolgendo l’attività pastorale per oltre 40 anni come parroco di alcune realtà di borgata e come docente del liceo Mameli, avendo giovani allievi di comprovato valore cattolico-democratico come Giovanni Bachelet e Paolo Giuntella. Dove è stato, don Enrico non ha lasciato grandi opere materiali visibili (le chiese e gli oratori c’erano già), bensì un patrimonio di coscienze religiose e civili significative. Nella sua permanenza al Villaggio Olimpico, in San Melchiade al Labaro sulla Flaminia e all’EUR ha fatto crescere gruppi di giovani che hanno poi formato famiglie e che tuttora sono in contatto con lui. Ho avuto l’opportunità di conoscerne alcuni soprattutto nel periodo del Labaro, trovandomi spesso a Roma. Ovviamente il tutto insieme alla ordinaria e straordinaria vita di parrocchia e nel bel mezzo delle complessità etniche della Capitale (immenso patrimonio umano) e delle caratteristiche della curia romana. Nonostante questo tempo don Enrico non ha mai diminuito la sua attenzione per Cernusco, la voglia di conoscere e informarsi sulle questioni pubbliche in aggiunta alle notizie che assume da Voce Amica. In tutti questi anni non c’è stata telefonata durante la quale non abbia chiesto notizie sul paese: le Parrocchie, il Comune, il Fatebenefratelli, oltre all’interesse verso i propri famigliari, parenti ed amici. Quando gli capita di venire a Cernusco ricorda episodi della sua infanzia interamente vissuta, durante la guerra, tra via Monza, via Cesare Battisti e il sentiero che conduceva alle scuole di via Manzoni. Trapiantato a Roma quindi, don Enrico non è mai diventato veramente “romano”; pur amando la città che lo ha ospitato, la sua appartenenza alla comunità originaria non è mai venuta meno, alimentata dal senso delle radici in lui molto sentito. Ha sempre riconosciuto la grandezza della Chiesa Ambrosiana ed in particolare l’insegnamento del Cardinal Martini. Conosciuto ed amato da monsignor Rossignoli e da don Giuseppe Locatelli, ho condiviso la sua concezione di Chiesa (numerose le discussioni con lui e don Giuseppe) risvegliata dalla elezione di Papa Bergoglio (“un miracolo della provvidenza” abbiamo commentato quella sera). Mi ha sempre impressionato la sua cultura teologica, e non solamente perché io ne sono colpevolmente povero, ma anche per la sua capacità di raccontare senza alcuna prosopopea. Oltre alle collaborazioni con giornali e riviste don Enrico ha scritto alcune opere importanti tra cui un volume molto impegnativo su “Come abbiamo ascoltato Giovanni”, uno studio sul ruolo dei sacramenti e per ultimo una pubblicazione recente e attraente dal titolo “ La settimana cruciale di Gesù”. Ho sempre rispettato le sue inquietudini intellettuali e ammirato la voglia di conoscenza che ancora persegue in età matura. Per me è una amicizia importante perché al di la di qualche difetto ( la Juventus, un modesto interesse verso la buona tavola e un po’ di sufficienza tipica degli intellettuali) mi ha fatto apprezzare ancor di più certe figure come don Primo Mazzolari, don Milani , Giorgio La Pira ed altri importanti pensatori, per una generazione come la mia che ha riempito le pareti delle proprie stanze con le immagini di Kennedy, Martin Luther King e Zaccagnini. E’ sempre stato interessato alla politica perché “non tutto, ma tanto dipende dalla politica”. Con lui tanti scambi telefonici di commento sugli avvenimenti della società, della vita e sul ruolo della Chiesa. E’ partecipe delle mie perplessità ed amarezze per certi cambiamenti intervenuti dopo la fine dei partiti e la crescente precarietà delle istituzioni. L’indifferenza, l’insensibilità, l’inadeguatezza tutti aspetti della vita civile sociale e religiosa che prevalgono. Quando niente è più animato da ideali, ed è quasi totalmente smarrito il senso etico del comportamento, queste figure di riferimento sono un viatico importante. Schivo e avverso alle autocelebrazioni, questo patrimonio di intelligenza cernuschese chissà che possa servire ancora alla nostra Comunità: al proposito Don Enrico ogni tanto me ne parla, con la delicatezza di chi non vuole disturbare. Gianni Dincao