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Lunedì 1 Giugno

LA PASQUA E IL SENSO DEL DIGIUNO EUCARISTICO. TUTTO L´AMORE CHE CI È CHIESTO

Fa male il cuore leggere delle vere e proprie invocazioni, da parte di alcuni credenti, per permettere a piccolissimi gruppi di partecipare alla Messa di Pasqua, e sapere che non potranno essere accolte. Eppure, la risposta a queste suppliche sincere e sofferte è la chiarezza e la fermezza.

«Quale scompiglio si creerebbe nel fare turni, per pochi, a ripetizione?», si chiede qualcuno, persino tra i politici. Ci sono disposizioni che la Chiesa universale ha dato e che valgono per tutte le comunità cristiane del mondo in questo tempo di pandemia. E chiunque, ragionandoci un po’, può rendersi conto che celebrare Messe “a ripetizione” solo per pochissimi, cosa che a prima vista potrebbe apparire semplice, creerebbe più problemi di quanto si possa immaginare.

Non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti la stessa capacità di comprensione, di pazienza, di tolleranza, di conoscenza, di autodisciplina. Venerdì scorso, tanta gente della mia parrocchia si è ammassata per chiedere un aiuto alimentare.

Si era saputo che, con attenzione, rispettando le regole e le norme di sicurezza, con estrema cautela e riservatezza, la parrocchia stava andando incontro alle famiglie più povere e in tanti si sono riversati alle porte della chiesa. Ho dovuto insistere e gridare non poco per convincere le persone, per lo più mamme, a ritornare a casa, a non accalcarsi, promettendo che tutti sarebbero stati aiutati, senza, però, correre il rischio di farci e di fare male. Non credo che l’attenta osservanza delle regole di salute pubblica da parte della Chiesa possa essere fraintesa. Al contrario, credo che, ancora una volta, noi cristiani siamo chiamati a rendere testimonianza in prima persona di un amore più grande. È tuttavia consolante, in queste settimane, sapere della sofferenza di tanti credenti nell’essere privati della Messa. Dio, che sa trarre il bene perfino dal male, trasformerà questo digiuno eucaristico, in nutrimento spirituale per il futuro. Passata la tempesta, impareremo forse a comprendere di più e meglio, la ricchezza che la Chiesa ci dona a piene mani e che non sempre abbiamo saputo apprezzare. Il cuore dell’anno liturgico, celebrato come mai era accaduto prima, ci fa soffrire tutti, credenti e celebranti. Cerchiamo, però, di allungare lo sguardo in avanti. Fino a intravedere le prime luci dell’alba, dopo la notte buia. La giornata del Venerdì Santo sarebbe insopportabile se non avessimo lo sguardo rivolto alla Pasqua. Il Signore è più grande dei nostri cuori. A lui nulla è impossibile, nemmeno infondere, in modo misterioso e vero, la gioia della resurrezione nei nostri animi afflitti.

A Pasqua sono tanti i credenti – anche i meno assidui nella partecipazione – che anche in Italia affollano le chiese e di certo si sarebbero creati problemi che non saremmo stati in grado di risolvere. Le nostre forze dell’ordine, già tanto affaticate, sarebbero state messe a ulteriore e dura prova di vigilanza. Gli amanti dell’arte, dello spettacolo, dello sport, avrebbero potuto avanzare richieste analoghe e pretendere le stesse “agevolazioni” ricevute dalla Chiesa...

In questo momento l’Italia deve essere e rimanere unita. Ognuno deve fare la sua parte; ognuno deve pagare la sua parte di prezzo della solidarietà, per quanto alta e dolorosa sia. E che c’è di più doloroso, per un innamorato di Cristo, di non potersi nutrire del Suo Corpo, nel giorno di Pasqua? Nulla andrà perduto, fratelli; statene certi, anche quest’astinenza obbligata porterà i suoi frutti. Il Papa, i nostri vescovi, i nostri sacerdoti, celebrando, ci porteranno tutti all’Altare del Signore; mai come in questo tempo, essi avvertono la gioia di essere una cosa sola con tutto il popolo cristiano. Rimaniamo uniti. Papa Francesco, in piazza san Pietro, venerdì 27 marzo, appariva profetico e dolorosamente solo, ma in realtà era sostenuto e accompagnato dalla preghiera e dall’amore di centinaia di milioni di fratelli e sorelle di fede e ha parlato a miliardi di fratelli e sorelle in umanità. Anche noi, poveri celebranti, soli nelle nostre chiese vuote, sappiamo di essere in comunione con voi e con il mondo intero, nel nome di Cristo.

Fa male il cuore ai parroci di tutto il mondo di non poter spalancare le porte della chiesa e le braccia. Ma la sete di Dio, della sua Parola e dei Sacramenti che i cristiani stanno dimostrando è davvero edificante e confortante. Forza. Continuiamo a fare del nostro meglio con pazienza e fedeltà. Per amore. Solo per amore. Di Dio e dei fratelli.

Maurizio Patriciello
da Avvenire, 5 Aprile 2020
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