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Domenica 5 Aprile

“GIUDICARE E CONDANNARE IL FRATELLO CHE PECCA È SBAGLIATO”

"Perdonare" e "donare": sono i due verbi che sintetizzano la misericordia. Lo ha spiegato il Papa ai fedeli presenti in piazza San Pietro per l'udienza generale del 21 settembre.


Udienza generale di Papa Francesco (Vaticano, 21 settembre 2016)
(Foto SIR – Riproduzione riservata

“Tutti noi, qui oggi in piazza, siamo stati perdonati, nessuno di noi nella sua vita non ha avuto bisogno del perdono di Dio. E perché noi siamo stati perdonati dobbiamo perdonare, lo ripetiamo ogni giorno nel Padre Nostro. Se Dio ha perdonato noi, come non possiamo noi perdonare? Siamo forse più grandi di Dio? Perdoniamo!”. “La Chiesa non può che essere sacramento della misericordia di Dio nel mondo, in ogni tempo e verso tutta l’umanità”, ricorda il Papa: “Pensiamo a quanti santi e sante della carità illuminano la storia della Chiesa!”.

“Perdonare” e “donare”: sono questi i due verbi che spiegano “che cosa significhi per i discepoli essere misericordiosi”. “Gesù non intende sovvertire il corso della giustizia umana, tuttavia ricorda ai discepoli che per avere rapporti fraterni bisogna sospendere i giudizi e le condanne”, dice Francesco a proposito del primo verbo: “È il perdono il pilastro che regge la vita della comunità cristiana, perché in esso si mostra la gratuità dell’amore con cui Dio ci ha amati per primo”.

“Giudicare e condannare il fratello che pecca è sbagliato”, incalza per poi spiegare: “Non perché non si voglia riconoscere il peccato ma perché condannare il peccatore spezza il legame di fraternità con lui e disprezza la misericordia di Dio, che invece non vuole rinunciare a nessuno dei suoi figli”. “Non abbiamo il potere di condannare il nostro fratello che sbaglia, non siamo al di sopra di lui”, l’ammonimento: “Abbiamo piuttosto il dovere di recuperarlo alla dignità di figlio del Padre e di accompagnarlo nel suo cammino di conversione”.

“Quanto bisogno abbiamo tutti di essere un po’ più misericordiosi, di non sparlare degli altri, di non giudicare, di non ‘spiumare’ gli altri con le critiche, con le invidie, con le gelosie”. Non disdegna i neologismi, il Papa, quando la posta in gioco è il significato della misericordia nella vita dei cristiani, che sintetizza così, ancora: “Perdonare, essere misericordiosi, vivere la nostra vita nell’amore e donare”. “Non dimenticatevi di questo: misericordia e dono, perdono e dono”, il congedo finale ancora una volta fuori testo: “Così il cuore si allarga nell’amore, invece l’egoismo, la rabbia crea un cuore piccolo e duro come una pietra”.

“Cosa preferite voi, un cuore di pietra? No. Un cuore pieno d’amore? Sì. E se quindi preferite un cuore pieno d’amore siate misericordiosi!”. Il secondo pilastro della misericordia è il “donare”, aveva spiegato poco prima il Papa: “Dio dona ben al di là dei nostri meriti, ma sarà ancora più generoso con quanti qui in terra saranno stati generosi”. “Con la misura dell’amore che diamo, siamo noi stessi a decidere come saremo giudicati”. “Se guardiamo bene – conclude il Papa – c’è una logica coerente: nella misura in cui si riceve da Dio, si dona al fratello, e nella misura in cui si dona al fratello, si riceve da Dio!”. (Fonte: Agenzia SIR)

Per leggere il testo integrale della catechesi di Papa Francesco di mercoledì 21 settembre 2016, cliccare qui

Cernusco sul Naviglio, 21 settembre 2016