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Mercoledì 5 Ottobre

È il Signore che sta passando: chi l’accoglie fa miracoli

Sabato 25 Giugno abbiamo festeggiato i 50 anni di ordinazione di don Angelo Viganò e i 30 di don Luca Raimondi

Non sembrava affatto che fossero passati cinquant’anni a coloro che sono accorsi in prepositurale nel tardo pomeriggio. Lo sguardo di don Angelo, il timbro della voce sono rimasti identici, così come l’intensità degli spunti di approfondimento che ha offerto durante l’omelia, tanto da apparire la naturale prosecuzione delle riflessioni sulle quale generazioni di ragazzi e giovani dell’oratorio di cinquanta, quaranta e trent’anni fa e ora nonni hanno costruito la propria vita.

Un gesto di memoria grata

Così ha introdotto la celebrazione il prevosto don Luciano: “innanzitutto a Dio per il dono della chiamata di don Luca e di don Angelo, ma anche grata a loro, perché per Cernusco sono significativi: don Luca la sua vocazione è nata qui, è cresciuta qui, vocazione che l’ha accompagnato fino al dono dell’Episcopato. E poi anche don Angelo, che è un cernuschese acquisito…In vent’anni ha fatto tanto, e oggi va ricordata la sua presenza e il suo passaggio qui: è stato fecondo e allora oggi sono molti, caro don Angelo, a dirti grazie”.

L’omelia per obbedienza

Don Angelo non voleva venire alla celebrazione ma, come dirà poi il don Luca, o meglio il Vescovo Luca, è stato amabilmente costretto. “È per obbedienza, eh! – ha esordito don Angelo - Quando c’è un Vescovo che presiede tocca a lui l’omelia, ma siccome lui, che è figlio, fratello, ed è diventato padre per me, gli devo obbedire”.
Per prima cosa, don Angelo è voluto andare al Cimitero… “e ho inteso abbracciare tutti, facendo memoria delle tante persone con le quali ho camminato assieme, e che magari ho preparato all’incontro finale con il Signore.
E poi tanti volti, tanti: mamme e papà, ragazzi, giovani, ospiti del Fatebenefratelli; poi mi sono soffermato in modo particolare sulla tomba dei sacerdoti. Anzitutto don Arcangelo Rossignoli, un grande uomo per me: mi ha fatto da padre per diciassette anni. Ero un ragazzetto come età (aveva 25 anni al suo arrivo a Cernusco, n.d.r.) e quindi un po’ di esuberanze, in buona fede. E lui, sempre a incoraggiarmi: “Su, coraggio, dai”.

Nel Vangelo l’origine di ogni dono e la forza di ogni fedeltà

“E adesso incontro voi, tutti, fratelli e sorelle, piccoli e grandi. Intanto un saluto speciale al Vescovo Luca, ai sacerdoti concelebranti e poi a voi tutti, famiglie, anziani, giovani: ci sono giovani che sono figli e nipoti dei ragazzi e ragazze di cinquant’anni fa. Il primo saluto comunque all’inizio dell’Eucaristia, ce l’ha rivolto Gesù, come al mattino di Pasqua: “La pace sia con voi”. È Gesù che ce l’ha detto ed è Gesù il motivo principale del nostro essere qui a far festa, riconoscendo in lui l’origine di ogni dono. Dire grazie al Signore per il dono della perseveranza gioiosa e feconda nella vocazione presbiterale, ma voglio mettere in luce anche i secoli di fedeltà a Gesù dei consacrati e delle consacrate al Vangelo. Secoli di fedeltà al Signore degli sposi, mediante il sacramento del Matrimonio, e di tutti coloro che né sposati né consacrati, cercano di vivere la vita nuova secondo lo spirito del Vangelo. E allora la festa è proprio di tutti noi che riconosciamo nel Vangelo l’origine di ogni dono e la forza di ogni fedeltà nell’amore”.

Questa è la Chiesa, che siamo noi, per grazia di Dio

“Lode a te, Signore Gesù, per la tua fedeltà nel volere fare di noi il Tuo corpo vivo, cioè la Chiesa, che si può chiamare in tante maniere perché qualcuno ha incarnato questi appellativi: “Chiesa del grembiule”, Tonino Bello; “Ospedale da campo”, Francesco che sta a Roma; la porta sempre aperta, il popolo che si lascia guidare dallo Spirito di Gesù, diventando testimone dell’Invisibile nella preghiera e nell’adorazione. Che bello entrare in chiesa durante la giornata e trovare Lui, qui esposto, e qualcuno che nel buio e nel silenzio sta qui, per tutti, non solo per sé. Questa è Chiesa! E così il grande libro degli Atti degli Apostoli è ancora incompiuto – come amava dire il card. Martini - e si arricchisce di innumerevoli e mirabili pagine con vicende umane intrecciate della povertà nostra, ma trasformata dalla misericordia tutta Sua, di Gesù, che non spezza mai una canna rotta e non spegne mai un lucignolo fumigante. E questo che bello! Questa è la Chiesa, questa è la Chiesa, siamo noi, per grazia di Dio!”

Chi ascoltare, a chi appartenere, quale strada scegliere?

Commentando la Prima Lettura, il racconto del peccato originale, don Angelo si interrogava su quale fosse la Buona Notizia della Parola che ci veniva offerta. “A chi credere? A Dio o al serpente? Occorre scegliere ogni giorno chi ascoltare, a chi appartenere, quale strada scegliere. Io che scelta faccio? Ho imparato a conoscere e a combattere le allettanti suggestioni del male che Satana continuamente propone a tutte le età e a tutte le condizioni di vita? La tentazione più radicale è di maledire Dio che ci ha creati e sentirsi non responsabili del male che si compie senza alcun limite per se e per gli altri. Ma ci ha detto Paolo: “Ma dove abbondò il peccato, sovrabbondò la Grazia”.

Guarda che il Signore ti vuol bene!

“Quanta grazia di Dio fatta fruire attraverso il confessionale. Quante volte suggerire la Parola di Dio! Sei così oppresso da tuo limite, dal tuo peccato, dalla tua situazione.
Ma vieni qui! Prendi Gesù di parola: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, io vi ristorerò. Io”. Bisogna prenderlo di parola, il Signore. Oppure quell’immagine: è lì, accartocciato su se stesso, pieno di limiti, di paturnie, non vien fuori: guarda che il Signore ti vuol bene, e anche se ti senti una condizione proprio di lucignolo fumigante, è più fumo che luce la tua vita, Lui farà di tutto perché questo fumo si disperda e la luce emerga. Quanto incoraggiare, attraverso il sacramento della Penitenza, perché dove abbondò il peccato, sovrabbondò la Grazia e quindi è Gesù che ha spezzato la catena di peccato e di morte offrendo se stesso in croce e risorgendo. E Gesù è la buona notizia, che senza stancarci mai abbiamo annunciato e continuiamo ad annunciare, senza imbrogliare nessuno. E Gesù è davvero la via, la verità e la vita per tutta l’umanità e a tutte le età. Scegliere Lui diventa bello, ma è una battaglia quotidiana perché il maligno, appena tu ti impegni davvero un po’ per il Signore, è lì che ti dà fastidio. E questa è una legge da sapere: fare il bene gratis, cioè senza sforzo non esiste, non esiste. Fare la scelta di Gesù che non costa, non esiste! Però quando la si fa, sostenuti dalla grazia del Signore e si cerca sempre di rinnovarla questa volontà, che meraviglia appartenere a Lui e avanzare energie anche per infuocare chi incontri per dire: “Guarda, non smettere di cercarLo e di lasciarti infuocare da Lui”.

Continuiamo a servire il Signore, ciascuno al proprio posto

“Per controbilanciare la disobbedienza di Adamo e Eva – ha affermato don Angelo, commentando il Vangelo, menomale che c’è qualcuno che obbedisce alla grazia di Dio: Maria e Giuseppe. È straordinario questo Giuseppe, sposo di Maria, del quale il Vangelo non riporta neanche una parola. È davvero l’uomo giusto, che lascia tutto lo spazio nella sua vita per ciò che vuole il Signore. E Gesù è venuto per questo, per insegnarci a fare la scelta giusta, Lui sempre è il punto di riferimento. “Ciò che piace al Padre io compio”, e anche noi, ciò che piace a Gesù lo compiamo. Certo le obbedienze al Vangelo, quelle belle, radicali, limpide ci affascinano e i santi passano in mezzo a noi, quelli della porta accanto, senza far fracasso e ti infervorano...
Ma come è possibile? Caspita, è il Signore! È il Signore che sta passando e chi l’accoglie fa miracoli. Ci confermi allora il Signore in questo proposito di continuare a servirlo, ciascuno al proprio posto, con le proprie energie, tempo, capacità. I nonni, che sono adesso nonni, hanno provato a frequentare l’Eremo S. Salvatore per le settimane vocazionali. C’era su un uomo di valore, Giuseppe Lazzati, (è venerabile, ecco!). Ha voluto scritto sulla sua tomba, che è appunto su all’Eremo: “Il cristiano – e lo siamo tutti – il cristiano è nel tempo la rivelazione del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo”. E così sia!”

Il Vescovo Luca e Don Angelo, il leggendario

Prima dell’orazione dopo la Comunione, il Vescovo Luca ha letto l’augurio che l’arcivescovo Mario ha scritto di suo pugno per don Angelo. Parole che sono state accolte da un lungo e prolungato applauso, tutti in piedi e la campanella della sacrestia che non smetteva di suonare, quasi fosse anch’essa impazzita dalla gioia come nella notte di Pasqua.
“Ho costretto io don Angelo a venire”, ha continuato il Vescovo Luca raccontando a cuore aperto degli insegnamenti di don Angelo, di quel “Te lo dice Gesù” che aveva caratterizzato la sua formazione, e dai quali poteva derivare solo il “sì”, come alla richiesta del Vescovo Mario di diventare suo collaboratore come Vicario Episcopale.
“Per cui capite che quando lui non voleva venire a Cernusco perché doveva essere qui da solo a fare questa festa, ha detto di no al Prevosto: “No, no. Mi vegni no!”. Allora ho detto: “Lo chiamo io” e gli ho detto: “Chi mi ha insegnato a dire che si obbedisce al Vescovo?” e lui “Io”. Ecco... E capite che per me, che sono cresciuto con “Te lo dice Gesù”, fino da quando arrivavano Sergio, Anselmo, Giancarlo (alcuni degli ospiti del Fatebenefratelli che ogni giorno erano nel cortile della Sacer, fra i ragazzi e giovani, n.d.r.) e prendevi le sberle da qualcuno del Fatebene, non andavi a casa a dirlo alla mamma che chiamava il Sindaco…denunciava tutto l’oratorio, no... andavi da don Angelo e dicevi “Don, quello là del Fatebene mi ha menato” .“Te l’ha data Gesù”, era la sua riposta! Sembra una sciocchezza, ma se impari a vedere Gesù nei poveri… scusate ma io, Zaccaria, ma tutti voi siamo cresciuti con l’idea di una Chiesa in uscita, ospedale da campo, eccetera eccetera, a cominciare da cinquant’anni fa. Questa è stata una grazia".

Noi siamo la faccia di Gesù l’uno per l’altro

“Hai ragione, don Angelo. Non si festeggia noi, si festeggia una storia che è dentro di noi, che siete voi. Dalle nostre famiglie, gli educatori, l’Oratorio: penso alla Sacer ma penso anche al Paolo VI. Poi, una notte, con Gesù Eucaristia al collo, io, don Angelo e Zaccaria abbiamo pregato intorno al “buco” del cantiere del Divin Pianto, per cui noi siamo Cernusco, questo popolo è dentro di noi e Gesù ha la vostra faccia”. Avrebbe potuto continuare all’infinito, il Vescovo Luca, a ricordare mille avvenimenti che facevano parte della storia dei tanti presenti in chiesa: “Noi che eravamo contenti, perché si andava in gita…a piedi a Bussero; noi che eravamo contenti di buttare un sabato e una domenica invece che a Dubai, a fare Carta, Stracci, Rottami e Vetro; … noi che eravamo contenti di andare al Paolo VI e trovare anche lì un clima di festa, di bellezza…. come gli amici del Divin Pianto. Noi che siamo Cernusco, la Cernusco di fede. Noi siamo la faccia di Gesù, l’uno per l’altro. Il giorno della mia nomina a Vescovo - ha concluso don Luca - i miei “amici balordi del ‘66”, hanno scritto sul gruppo del telefonino: “Oh, siamo vescovi!” E hanno ragione, perché uno non diventa mai niente da solo, sarebbe un buffone vestito da cialtrone. Quando invece è l’espressione di un popolo, che ha la faccia di Gesù, allora è una meraviglia!

da Voce Amica – Luglio Agosto 2022

Per il giubileo Sacerdotale di don Angelo Viganò, “il leggendario”

Milano, 25 giugno 2022
Don Angelo non ama essere festeggiato perché dice “Io sono il servo: festeggiate il Signore!”
Don Angelo non ama essere festeggiato in una giornata particolare, perché dice: “Ogni giorno è festa, se c’è il Signore”
Don Angelo non ama essere al centro dell’attenzione quando è festeggiato perché dice: “Fratello, al centro ci sei tu, e tu, e lui, e lei! Fratelli voi siete tutti uno splendore!”
Don Angelo non ama essere festeggiato come fosse arrivato a un traguardo perché dice: “Adesso è il momento di cominciare!”
Don Angelo non ama essere festeggiato come se avesse compiuto grandi imprese, perché dice: “Voi sì che siete eroi, santi e tribolati della porta accanto. Io non ho fatto altro che sorridere e pregare”
Perciò oggi noi lo festeggiamo!

+ Mario Delpini
Arcivescovo di Milano