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Stai navigando in HOME >> Generale >> Generale >> Parrocchia Madonna del Divin Pianto in Cernusco sul Naviglio - La Chiesa Parrocchiale

Parrocchia Madonna del Divin Pianto
La Chiesa parrocchiale

La chiesa, sin dall’inizio, fu pensata, dal prevosto Rossignoli e dagli altri sacerdoti e collaboratori, “semplice, ma bella, non troppo vasta, con circa seicento posti a sedere, con accanto, magari in forma di croce, sagrestia e casa del sacerdote. Alla chiesa si potrà accedere con scalinata e con due rampe pedonali, che potranno servire per i vari servizi … Si intende realizzarla sulla falsariga di un modello ben riuscito, che riscosse il plauso della nostra diocesi e portò risultati soddisfacenti: bello, semplice, funzionale, economico.” Al di sotto del luogo di culto, un “seminterrato: con in mezzo un saloncino e tutt’attorno varie aule, che saranno adibite a catechismo”.

La costruzione della chiesa - su progetto dell’architetto Carlo Razzini e direzione tecnica dell’ingegner Luigi Viganò, con la supervisone della Commissione tecnica parrocchiale - prese avvio il 25 giugno 1984 e fu affidata all’impresa Esse Zeta srl di Walter Zucchetti e Antonio Scognamiglio di Cernusco. In data 9 gennaio 1985, il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, formalizza quanto aveva già precedentemente acconsentito concedendo che “venga eretta una chiesa in Cernusco sul Naviglio e che venga denominata Madonna del Divin Pianto”.


La chiesa parrocchiale Madonna del Divin Pianto

Dai fedeli provengono i primo doni, mentre la costruzione della chiesa avanza, con le inevitabili pause durante i mesi più freddi: il tabernacolo (opera della Scuola del Beato Angelico) e il fonte battesimale. Ma “il dono dei doni sarà dato dalla Madre generale delle suore Marcelline a nome di tutte le sue consorelle: la statua della Madonna del Divin Pianto.” Sarà in legno, scolpita a mano “da una scuola d’arte di Bolzano e sarà uguale a quella venerata nella Cappella delle apparizioni” in Collegio. Da un sacerdote, don Ercole Ronchi, che esercitò il suo ministero pastorale a Cernusco, dal 1944 al 1963, il dono - “con affetto filiale e di tutto cuore” verso la Madonna, “Signora e Madre mia” - del nuovo altare, dell’ambone e della cattedra. In precedenza una nota famiglia cernuschese, aveva donato 750 mq di terreno, consentendo così di ampliare l’area a disposizione per la costruzione della chiesa e delle annesse opere parrocchiali. Poi saranno donati i confessionali, le pissidi, l’ostensorio, i paramenti liturgici e i messali.

L’area globale del nuovo centro religioso è di 6.153 mq. La superficie della chiesa, compresa la sagrestia, è di 566 mq. Il seminterrato è di 842 mq, l’abitazione del parroco di 158 mq; l’abitazione di una possibile vicario parrocchiale di mq 80; il locale per un famigliare o un ospite è di mq 36.

La chiesa viene aperta al culto a partire da domenica 8 giugno 1986 alla presenza del suo primo parroco, don Carlo Grammatica, che farà il suo solenne ingresso domenica 19 ottobre 1986. Per la sua consacrazione, occorrerà aspettare il 5 settembre 1992: sarà il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, a presiedere il solenne rito.

Nel corso degli anni la chiesa sarà poi completata e abbellita con il campanile, con la collocazione della vetrata di sant’Antonio, delle acquasantiere, dei quadri della Via Crucis e del trittico (entrambe opere del maestro Paolo Sciarpa), con la pala della risurrezione, posta alle spalle del fonte battesimale, e le vetrate laterali.

Il trittico del presbiterio, collocato nel settembre 2008, si ricollega stilisticamente ed artisticamente alla Via Crucis. “Il trittico è un inno dell’amore di Dio attraverso il sacrificio del Figlio sulla croce, nella grande pala centrale; accanto ad essa da un lato Gesù lava i piedi ai suoi discepoli, altro atto d’amore e di monito a tutti noi; Lui è venuto a servire e non a farsi servire; dall’altro lo spezzare del pane nella Cena di Emmaus, per ricordarci che ogni giorno Cristo si lascia spezzare affinché ognuno di noi possa diventare una cosa sola con Lui e con tutti i nostri fratelli.”

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