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Martedì 24 Novembre

GRAZIE DON SANDRO, PRETE DA CINQUANT’ANNI, MISSIONARIO DA SEMPRE!

Don Sandro Spinelli domenica 25 ottobre, alla Messa delle ore 11 in chiesa prepositurale, ricorderà il suo cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale. Fortemente simbolica, da parte sua, la scelta di questa data, che ha fatto slittare di qualche mese la ricorrenza, essendo stato ordinato prete il 28 giugno 1970 dal vescovo di Verona. Tutta la Comunità pastorale gli si stringerà spiritualmente attorno per ringraziarlo del suo fecondo ministero e per invocare dal Signore, su di lui, ancora tante benedizioni.

Inevitabile, quando di parla o si scrive di Don Sandro, il fiume di ricordi, emozioni, suggestioni, testimonianze, che dalla mente corrono al cuore, mio e di tantissimi altri. Tento qui di metterne in fila alcune.

Grazie, perché hai risposto alla chiamata alla missione. Ancora oggi ci testimoni - come scrive Papa Francesco nel messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2020 – che “la chiamata alla missione, l’invito ad uscire da sé stessi per amore di Dio e del prossimo si presenta come opportunità di condivisione, di servizio, di intercessione. La missione che Dio affida a ciascuno fa passare dall’io pauroso e chiuso all’io ritrovato e rinnovato dal dono di sé.” Nei tanti anni trascorsi in Brasile hai testimoniato la fraternità al quotidiano, hai costruito ponti, hai combattuto l’ignoranza e l’analfabetismo con le armi del dialogo e della non-violenza, con umiltà e pazienza.

In te rimane sempre dentro e vivo “in profondità - come hai scritto - la vita di un popolo (quello brasiliano) che soffre, che lotta, che celebra la vita, accoglie, abbraccia e spera! Impossibile non cantare.”

Grazie, perché ci fai capire che la fede è gioia. Ogni qual volta, negli anni ’60, alla domenica arrivavi, da seminarista, all’oratorio dei piccoli di Via Briantea era sempre una festa indescrivibile. Con i tuoi giochi, le tue storie e i tuoi canti sapevi trasmettere una grande energia e quei pomeriggi festivi diventano, inevitabilmente, tutta un’altra storia: noi piccoli ti ammiravamo e in tutto desideravamo assomigliare a te.

Grazie, per la ‘città dei ragazzi’. L’esperienza dell’oratorio estivo, negli anni in cui non c’era la diocesi a suggerirne il tema e ad incentivarlo, ma tutto era lasciato alla buona volontà dei singoli educatori, guidati da te, e all’assistente, è stata un’esperienza di vita comunitaria che ci ha forgiato. Non solo gioco, ma anche scuola e lavoro. Ci hai fatto capire, con le settimane trascorse presso alcune aziende agricole locali, l’importanza del lavoro e il significato della fatica.

Grazie, per i campeggi estivi. Ci hai educato alla salvaguardia del creato e alla contemplazione delle bellezze naturali. La tua capacità di rimanere estasiato dagli spettacoli offerti dalla natura – dalle vette alpine ai torrenti di fondovalle, dalle marmotte ai fiori che sbucavano di mezzo alla neve, dalle albe cernuschesi alle madrugade brasiliane – sono immagini che ci accompagnano ancora adesso e ci hanno fatto conoscere ed amare il “Signore dei cieli e della terra, creatore delle acque, re di tutte le creature”.

Grazie, per il Trofeo Primavera: quell’indimenticabile torneo di calcio che tu hai iniziato e che poi, con un affiatato gruppo di amici, abbiamo continuato sino alla decima edizione. Un’esperienza umana, prim’ancora che sportiva, che ha saputo di anno in anno coinvolgere tantissimi ragazzi e giovani, fino a superare il migliaio di partecipanti. E tu ogni volta ci incoraggiavi a non mollare e a proseguire nell’impegno, anche se diventava sempre più faticoso.

Grazie, per averci educato alla preghiera. Ci hai introdotto alla bellezza della lettura orante dei salmi, quando si stavano timidamente affacciando nella vita dei fedeli, poco dopo la conclusione del Concilio. Alla domenica mattina, subito dopo la seconda Messa e prima di segnare il campo di calcio per le tante partite della giornata, oppure radunati in cerchio, al cospetto dei grandi ghiacciai alpini, una volta arrivati al rifugio meta dell’escursione, ci guidavi, come solo sai fare tu, alla scoperta di questo bel modo di pregare.

Grazie, per aver scelto il servizio militare. Da seminarista, pur avendo la possibilità di chiederne l’esenzione, hai scelto di non rinunciare al servizio militare di leva. Così ci hai fatto capire che chi decide di seguire Gesù non deve godere di privilegi.

Grazie, per la tua inquietudine. Il cristiano – come ci ripeti continuamente - non può mai essere uno che si accontenta, che si lascia trasportare dagli eventi, che si adagia a una certa monotonia della vita quotidiana, ma deve innanzitutto amare la verità e la giustizia, essere anche voce profetica e spirito di contraddizione, contro la logica di questo mondo.

Grazie, per aver scelto i poveri, per essere sempre dalla parte degli ultimi: dai contadini del nord-est del Brasile agli emarginati di casa nostra. Mentre noi solleviamo mille dubbi e perplessità sul loro effettivo stato di necessità e più comodamente volgiamo lo sguardo dall’altra parte, per non aiutarli e per non sentirci interpellati dalla loro condizione sociale, tu li cerchi e li accogli.

Grazie, perché ogni tua Messa ci fa sentire il respiro universale della Chiesa. Non tanto per la recita del ‘Padre nostro’ in lingua portoghese e per la preghiera per i missionari cernuschesi sparsi per il mondo, quanto per l’invito ad aprire il nostro cuore ai bisogni di amore, dignità e libertà di tutti gli uomini, nessuno escluso, e perché rendi evidente il rapporto dell’Eucaristia con i problemi dell’esistenza umana e gli avvenimenti più significativi del momento.

Grazie, per le giornate iniziate con te. In questi ultimi anni, nella mia breve esperienza di sacrestano, il ricordo più bello che conservo è quello dei nostri incontri mattutini per le vie della città in attesa dell’apertura delle porte della chiesa, quasi tu mi venissi incontro. Ogni volta cercavo quindi di anticipare il mo arrivo perché sentivo che quel tuo pregare all’alba era molto prezioso, per te ma anche per me.

Grazie, per i tuoi genitori. Spesso ci ricordi di quanta fede, saggezza e umanità siano stati ricchi tua mamma e tuo papà. C’è una loro bella espressione che ci hai raccontato e che mi accompagna sempre: la scrivo in italiano, anche se riconosco che detta in dialetto milanese è molto più incisiva, Sandro, ricordati che il Signore allarga sempre il fiato e mai lo toglie!

Grazie, infine, perché sei un ragazzo di Via Briantea. Quella bella via, tanto da essere raccontata in un libro, in cui anch’io ho abitato per tantissimi anni, avendo così la possibilità di incontrarti molto più spesso di quanto potesse capitare ai miei coetanei e di acquisire, almeno spero, anche un po’ di “quel mondo di fede, attenzione alle piccole cose della vita, autentiche e quotidiane,” e comprendere che “il piccolo del giorno dopo giorno, è pieno di Grazia e di bene.” Come hai scritto e continui a testimoniarci tu.

Carlo Guzzi

Cernusco sul Naviglio, 23 ottobre 2020